La stagione bella, Francesco Carofiglio. La trappola del passato si fa viatico per il futuro
Una prosa poetica e luminosa di rara intensità

La stagione bella è un romanzo che avanza con il passo lento e luminoso delle rivelazioni intime, di quelle che non irrompono mai come epifanie fragorose ma si depositano, discrete, sulla superficie della memoria. Francesco Carofiglio costruisce un racconto che prende vita dal superamento di una soglia: quella tra l’infanzia e l’età adulta, tra ciò che si ricorda e ciò che si comprende solo a distanza, quando le emozioni recuperano una forma più nitida.
La protagonista, Viola, ha quarant’anni: nuota ogni giorno, da quando era bambina, per sfuggire a un tempo che sembra statico e a un dolore trattenuto. Nella sua bottega a Milano, crea fragranze per una Maison francese e riceve persone che, grazie agli odori, cercano una strada perduta curando la memoria ferita con l’olfatto.
La stagione bella è quella della consapevolezza

La morte della madre, con la quale Viola ha vissuto fin dall’infanzia in un rapporto esclusivo segnato dall’assenza del padre, è l’evento che interrompe l’equilibrio della sua monotona vita. Mentre svuota la casa della madre, infatti, trova una scatola nascosta: lettere, fotografie, un nastro registrato risalente ai tempi in cui viveva a Parigi, prima di diventare madre. Queste tracce spingono Viola a intraprendere un viaggio, non solo fisico, nella capitale francese. Attraverso il ricordo della madre giovane, comincia a ricostruire una verità che infrange la simbiosi soffocante su cui si era fondata la sua identità.
UNA PROSA POETICA ED ELEGANTE
La prosa di Carofiglio possiede una grazia leggera, dove nulla è gridato, tutto è suggerito attraverso dettagli minimi – un gesto, una luce, un profumo – che diventano appigli per ricomporre il mosaico di un’estate primordiale, quella che segna una linea di demarcazione segreta nella vita della protagonista.
La trama procede lieve, nutrita più dalla qualità della prosa che dalla tensione narrativa. E così si comprende che La “stagione bella” del titolo è soprattutto una condizione interiore, nella quale ci si riappropria della propria storia facendosi salvezza di sé stessi. Una salvezza silenziosa, senza clamore, ma profonda, un’emersione lenta, come dopo un lungo tuffo nelle acque limpide della piscina.
Se siete alla ricerca di trame avvincenti e colpi di scena inattesi, non è il libro per voi. Ma se, invece, vi beate, come me, di una prosa poetica e ipnotica, amerete questo romanzo che, come le estati che non si dimenticano, resta addosso a lungo, in forma di tenue nostalgia.
IL VINO
Il vino da abbinare è un Recioto di Soave DOCG, vino dolce di grande struttura, dal profumo intenso e dal gusto pieno, la cui eleganza, ottenuta dall’invecchiamento, ricorda quella della protagonista del romanzo.
CITAZIONE

«Inalo le note verdi e scure, il sentore lontano di erba bruciata, e chiudo gli occhi. Ogni volta mi sembra un miracolo, questa scoperta, la sensazione specifica dell’olfatto, la matrice primitiva. C’è qualcosa di monacale in questa dedizione quotidiana, il mio mestiere richiede silenzio».
La stagione bella, Francesco Carofiglio, Garzanti, a cura di Sopra le righe.



