Il giardino dei fiori infelici, Nicola Lucchi. Quando il male genera altro male
Una storia di colpa e peccato, potente e spietata

Q uando mi accingo a leggere un libro di Neo edizioni non so in cosa mi imbatterò, ma so sempre cosa non ci troverò: la banalità, il già detto, l’ordinario.
E “Il giardino dei fiori infelici” non solo conferma le aspettative, ma alza l’asticella delle attese attraverso un’opera che assume la dimensione della fiaba e che, come tutte le fiabe, unisce mistero e orrore, violenza e dolore. In questa intensa storia dai toni gotici il male è ovunque: nella comunità che esclude i diversi, negli uomini guidati dagli istinti selvaggi, nelle vittime che si fanno carnefici.
Siamo nel secondo dopoguerra, in un piccolo paese di montagna, dove la superstizione e l’ignoranza si tengono per mano e soffocano la vita di Olga, una ragazza additata come strega perché si dice che veda i morti. E dal suo grembo “maledetto” non può che prendere vita un bambino strano, che non sa ridere, né piangere, ma che assiste in silenzio alle violenze subite dalla madre, alimentando la sua anima di buio e di un’insospettata brama di vendetta.
E così, ventidue anni dopo, ritroviamo Lucas in manette, scortato dai carabinieri e da don Raffaele, il prete del villaggio, in una simbolica via crucis volta a scoprire il movente del più terribile dei crimini.
Quando il male è ovunque

La voce narrante del romanzo è quella di Olga: è la voce di madre che si fa Vergine ai piedi della croce, è la Maddalena che asciuga il corpo di Cristo con i suoi capelli, è la Madonna che, in un’immobile Pietà, accoglie il figlio straziato.
Incatenati, ci troviamo a seguire anche noi questa processione di dannati, con la sua modulazione mistica, al passo dell’infamia, del silenzio che si fa complice del baratro, della condanna senza appello, della colpa senza espiazione, del peccato generato da altri peccati.
Per approdare, infine, al processo che mette sul banco degli imputati un intero paese, persino l’uomo di fede che dovrebbe incarnare il modello di riferimento morale della comunità.
Una lettura intrisa di amore e disperazione

Un romanzo magnifico e ipnotico, vincitore della seconda edizione del premio nazionale indetto dalla casa editrice, un’opera che sfugge ai generi, perché li sfiora e, quando pensi di averla incasellata, sterza e devia, spiazza e folgora. Un racconto permeato di disperazione e, paradossalmente, di amore.
Il giardino dei fiori infelici è una lettura che turba e disturba, che commuove ed emoziona. Perché quella di Nicola Lucchi è una penna affilata e tagliente che dà vita a lacerazioni dalle quali si intravede, nuda e potente, la poesia.
IL VINO
Lettura da abbinare a un Muller Thurgau, vino bianco aromatico, prodotto ad alta quota e caratterizzato da spiccati sentori floreali che ricordano i fiori evocati nel romanzo.
Il giardino dei fiori infelici, Nicola Lucchi, Neo Edizioni, a cura di Sopra le righe.
LE CITAZIONI
“È colpa di quell’ombra se Lucas è diventato quel che è diventato, mica di nostro Signore. È quell’ombra nutrita a paura che l’ha schiacciato nel buio fin dalla culla. Lo pensavano tutti che non avrei dovuto mettere al mondo quel figlio“.
“«E come si manifesta il male, allora?»
Ce ne sono di modi, dovette pensare don Raffaele, ma non gliene veniva nessuno migliore di quello che si trovava davanti, e perciò, guardando i due appuntati scavare, forse provò a immaginare
qualcosa che potesse condurre quel giovane a riflettere sulle azioni del mondo, e di conseguenza sulle proprie“.



