“Gli espulsi”, di Edgar Borges: intenso romanzo sullo spaesamento e il potere dell'immaginazione
Una narrazione potente e geniale sull'inganno della realtà

“Gli espulsi” è un romanzo visionario che vede tre bambini fuggire di casa e dirigersi verso l’autostrada. Nel giro di qualche anno la comunità smette di cercarli, dopo aver immaginato le più disparate ipotesi sulla loro sorte, persino il rapimento da parte di una setta straniera. Ma, tra le tante congetture, nessuno pensa di indagare sugli abusi che i bambini hanno subito in casa prima di sparire.
Da questo momento, la storia assume tratti quasi onirici, il confine tra realtà e immaginazione si confonde e spesso svanisce. I tre, Andreu, Marta e Sara, ci vengono mostrati intrappolati in una sorta di non luogo orwelliano, dal quale è impossibile fuggire, governato da custodi violenti e senza scrupoli.
La fantasia come salvezza dalla trappola dell’esistenza

Ma è proprio alla fuga che pensano incessantemente, man mano che gli anni passano e l’infanzia sfiorisce. Il posto in cui sono prigionieri è suddiviso in diverse stazioni dal forte valore simbolico, la prima delle quali è La Scuola. Qui il loro senso della speranza viene fiaccato da continue vessazioni, e la loro immaginazione sistematicamente depredata. La seconda stazione, La discoteca, sembra simboleggiare il tempo del divertimento e della gioia, ma è un divertimento effimero che, per contrasto, fa detonare violenta la tristezza gridata dai loro corpi mentre si dimenano in pista, fingendo di stare bene. I tre protagonisti impareranno presto che, nel cammino circolare che sono costretti a compiere, l’unica dottrina loro impartita è quella dell’amarezza: soprattutto quando scoprono che uno dei loro compagni di percorso, con il quale hanno condiviso speranze e tentativi di fuga, è diventato un carceriere spietato. Proprio lui, infatti, nell’ultima stazione, a un passo dalla liberazione, li minaccia di portarli al punto di partenza, dove tutto ha perennemente inizio.
Mentre nel finale vengono svelati i traumi che i tre bambini hanno subito, e che hanno decretato la loro espulsione dall’infanzia, resta il dubbio che le ribellioni e i tentativi di fuga siano stati solo simulazioni create dai carcerieri: “un modo per farti sperare nell’idea di un progresso continuo”.
Un romanzo potente sull’eterna ricerca del proprio io bambino, un testo atipico, allegorico, originale per stile e per contenuto, nel quale la trama si fa denuncia contro l’inganno della realtà e la scrittura affilato strumento di liberazione.
IL VINO
Il vino da abbinare a questa lettura è un Passito di Pantelleria, vino dolce i cui grappoli esposti al sole appassiscono, come le speranze esposte alla realtà.
LE CITAZIONI

“L’immaginazione si trasforma in memoria e, da allora, non fa altro che aumentare di peso. L’acqua fresca ora ha il sapore del piombo. L’esperienza occupa tutti gli spazi della fantasia e resta solo una mente invasa dai ricordi. Scompaiono i lampi, il fuoco, la pioggia di scintille che ti teneva in vita. Non appartieni più all’incendio del cosmo”.
Gli espulsi”, di Edgar Borges, Inknot edizioni, a cura di Sopra le righe.



