Anatomia della battaglia, Giacomo Sartori. Sontuoso passo a due tra padre e figlio.
Il difficile rapporto tra padre e figlio in due opposte visioni di vita.

In Anatomia della battaglia, un padre e un figlio si fronteggiano con due visioni opposte della vita. Il figlio cresce oppresso dalle sentenze paterne, scandite ogni volta con la convinzione cieca della verità assoluta; l’ingombrante figura paterna, con il suo temperamento integerrimo, non lascia spazio a debolezze e tentennamenti e, a causa di un’incrollabile fede verso il fascismo, inteso anche come modo di concepire e stare al mondo, provoca una crepa insanabile nel rapporto con il figlio.
Il padre riversa nella passione verso l’alpinismo il suo bisogno di sfide che ne mettano alla prova il coraggio e la capacità di abnegazione, mentre il figlio cerca di farsi adulto sottraendo a morsi centimetri di libertà dallo spazio esiguo lasciato dal genitore, un uomo che giganteggia, soffoca e stritola, spesso con la sola presenza e senza bisogno di parlare.
Per urlare il proprio dissenso alle idee del padre, il figlio decide di entrare nella lotta armata, dando inizio a un periodo di profonda confusione e di dilanianti ripensamenti.
Anatomia della battaglia: il dolore della perdita e l’urgenza del congedo.
La necessità di tracciare il profilo identitario delle proprie radici lo porta a scavare nel passato del nonno, con il terrore di saperlo responsabile di azioni indicibili commesse durante il regime e, infine, a sublimare le sue esperienze nel potere catartico della scrittura.
Questo romanzo è un sontuoso passo a due tra padre e figlio, fatto di movimenti di compensazione, dove all’incedere dell’uno risponde il retrocedere dell’altro, dove spesso la vicinanza si fa fuga e la condivisione estraneità.
Sartori si affida a una prosa dura, scarna, affilata, ma che restituisce intatto il dolore della perdita, lo sgomento di fronte all’avanzare della malattia, la difficoltà di farsi grandi sottraendosi al giogo del confronto e recidendo i legami con il passato.
Si percepisce, nella figura del figlio, la necessità di esorcizzare il terrore di riscoprirsi uguale al padre, pur se dalla parte opposta della barricata. E l’addio alla figura paterna si fa congedo verso le incoerenze e le idiosincrasie di un intero periodo storico.
Notevole l’intreccio narrativo, che esula dalla successione temporale degli avvenimenti mischiando tempi e luoghi, e per questo mirabilmente capace di conferire alla narrazione urgenza e intensità.
Un libro potente, con pagine intrise di una sofferenza a tratti faticosa da sostenere, un’opera che non chiede indulgenza e che si mostra al lettore impietosa, nuda, magnifica.
Una lettura imperdibile, che conferma Terrarossa come una delle realtà più interessanti e coraggiose del nostro panorama editoriale.
IL VINO
In omaggio ai territori del libro, il vino da abbinare a questa lettura è un Teroldego rotaliano, un vino dal gusto secco, deciso e strutturato, come il temperamento del padre del protagonista.
LE CITAZIONI

“Nella bocca di mio padre la parola GUERRA suonava come il momento anelato della resa dei conti, come la prova della verità riguardo al valore di una persona. VERRA’ BEN LA GUERRA! Ammoniva con l’accento delle premonizioni che non possono non avverarsi”.
“Dopo la schiumosa euforia del fascismo la vita è cascata loro addosso come una valanga di neve gelata. Con una di quelle decisioni profonde e immature delle quali sono capaci i bambini, mia sorella decide allora di abbandonarli. Li rinnega come genitori, si mette in salvo ripudiandoli”.
“Spacciavamo per solennità la nostra vigliaccheria, il nostro sollievo di non esserci fatti avviluppare. Anch’io adesso mi ero piegato, anch’io adesso avevo preso posizione tra i vivi”.
Anatomia della battaglia, Giacomo Sartori, Terrarossa edizioni, a cura di Sopra le righe.




