“Le gemelle che non parlavano” di Marjorie Wallace: la vera storia delle gemelle Gibbons
“Un libro che presenta le caratteristiche di un caso clinico e, insieme, quelle di un giallo”

Scritto nel 1989 dalla giornalista Marjorie Wallace, “Le gemelle che non parlavano” è un reportage narrativo che racconta la storia di June e Jennifer Gibbons, due gemelle omozigote soprannominate le “gemelle silenziose” che sin dalla tenera età mostrarono comportamenti di sviluppo atipici caratterizzati da mutismo elettivo e da una ammorbante esclusività che le condusse alla loro rovina. Questo libro è il risultato di un’indagine che fonde psicologia, cronaca e biografia esplorando uno dei casi più misteriosi e inquietanti del XX secolo.
Nel 1982 l’autrice, all’epoca redattrice del Sunday Times, partecipò come cronista al processo di due giovani gemelle identiche, in apparenza mute, che furono accusate di furto e incendio doloso. “Fu una circostanza assai singolare: le gemelle, minute e vulnerabili, non dissero una parola, a parte qualche suono inarticolato che la Corte interpretò come una ammissione di colpevolezza. La fredda pantomima legale si svolse attorno a loro senza toccarle.” Fu così che June e Jennifer vennero condannate e internate a tempo indeterminato nel famoso, e spietato, manicomio criminale di Broadmoor. Testimone di tale drammatico verdetto Marjorie Wallace, sensibile e caparbia reporter, decise di approfondire la storia personale di queste singolari gemelle. Attraverso l’ascolto dei genitori, familiari, insegnanti, compagni di classe, psicologi, personale carcerario, avvocati e, soprattutto, grazie alle conversazioni che riuscì ad avere direttamente con June e Jennifer, nonché al recupero dei loro preziosi scritti, l’autrice produsse una notevole mole di interviste e documenti che le permisero di cogliere ed articolare il mondo interiore di questa incredibile coppia: non la mente di una o dell’altra sorella, ma quella misteriosa e simbiotica connessione che da sempre le aveva caratterizzate. Da questo minuzioso lavoro di recupero, ascolto ed elaborazione la giornalista ricostruì la storia familiare di queste ragazze a partire dalla loro nascita con l’obiettivo di giungere al cuore del loro impenetrabile legame.
“June e Jennifer traevano forza una dall’altra. Jennifer era la gemella dominante e controllava June, come un robot, per mezzo di brevi segnali visivi. Quando erano insieme, questo circuito non poteva essere interrotto; perciò l’unica via da seguire era di separarle, opinione confortata da tutta la letteratura sui gemelli.”
Strette e corroborate in una relazione patologica che mai consentì loro di respirare e di esprimersi come qualcosa di diverso all’infuori dell’identità e delle posizioni che si erano definite nella diade, le gemelle negli anni manifestarono atteggiamenti e modalità via via sempre più invischianti e limitanti che vincolarono una loro normale, e indipendente, esistenza nel mondo esterno. Nessuna delle due poteva esistere come singolo individuo, potevano vivere solo nella loro disturbata complementarietà.
“Era più comodo fare sì o no con la testa. Le parole sembravano troppo; se da un momento all’atro ci fossimo messe a parlare, sarebbe stata una sorpresa troppo grande. June Gibbons”
Un isolamento sociale e psicologico che nel corso della loro crescita emerse non solo dallo sviluppo del loro ostinato mutismo ma anche dall’evoluzione del loro intrinseco e viscerale legame che le condizionava con impulsi conflittuali ed altamente evitanti, fino a portarle verso qualcosa di profondamente oscuro, estremo e criminale. Sebbene entrambe fossero dotate una viva intelligenza e di uno spiccato estro letterario, le sorelle sfruttarono la loro fervida immaginazione e l’attitudine per la scrittura per comporre storie e romanzi che ancor più significarono, e in parte sublimarono, la loro unione. Una suggestiva produzione narrativa che si contrappone a un criptico microcosmo di cenni, non detti e rapidissimi messaggi in codice che solo loro potevano comprendere: una scelta di caparbio ermetismo (e di autoesclusione) che le separò dalla società sigillandole in una relazione sempre più torrida e claustrofobica. Rileggere gli estratti, i passaggi più salienti dei racconti e gli stralci dei loro diari risulta ancora oggi un’esperienza impressionante che immerge il lettore in un universo animato da desideri e fantasie ambigue e cariche di latenti tensioni.
“Le gemelle che non parlavano” è un’opera parascientifica che analizza la vita interiore di questo fortissimo legame gemellare e le sue tristi conseguenze.
“Il ritratto più dettagliato che mai ci sia stato offerto del mondo interiore di una coppia di gemelli identici, con tutti i loro tormenti e le loro infelicità – una storia avvincente e, insieme, uno studio importante di grande valore documentario. Oliver Sacks”
Una lettura perturbante, suggestiva e molto affascinate.
“Le gemelle che non parlavano” di Marjorie Wallace, edizioni Adelphi. Libri e Pensieri




