“Sarà come morire” di Adriano Morosetti: un giallo tra le ombre di Sanremo

Lasciate stare le luci dell’Ariston, le canzoni, il tappeto rosso. Dimenticate la Sanremo luccicante e un po’ kitsch che conosciamo tutti, almeno per qualche giorno all’anno.
La città di Sanremo che racconta Adriano Morosetti nel suo “Sarà come morire” (Mursia editore) è un’altra: stessa costa, stessa luce abbagliante, ma sotto — appena sotto la superficie — un grumo di potere, di silenzi, di gerarchie che non hanno bisogno di essere dichiarate perché tutti le conoscono già e nessuno osa metterle in discussione.
Tutti tranne uno.
Arturo Ferretti è un personaggio difficile da inquadrare, e questo è forse il suo pregio maggiore. Non è l’outsider classico del noir, il detective duro e puro che arriva da fuori e non capisce le regole del posto. No: Ferretti quelle regole le ha conosciute, le ha vissute dall’interno, ha fatto parte di quel mondo “bene” che adesso lo guarda come se non esistesse. È stato espulso, scartato, e porta addosso quella caduta come una cicatrice che non fa più male ma che non si dimentica. Questa sua natura ibrida — emarginato che conosce i codici dei potenti, ultimo che sa come muoversi nei salotti — lo rende un narratore straordinario di questa storia, capace di attraversare senza stridori mondi che di solito non si toccano.

Da una parte chi ha tutto: denaro, connessioni, la certezza silenziosa di essere intoccabili. Dall’altra chi finisce sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato, chi diventa colpevole perché è la vittima perfetta. Morosetti non urla, non sale in cattedra: descrive. E nella descrizione la critica si fa più affilata di qualsiasi pamphlet.
Lo stile è ruvido, spigoloso, senza orpelli. Morosetti sa quando usare frasi corte e quando lasciare spazio. C’è qualcosa di visivo nell’atmosfera che l’autore costruisce, quasi cinematografico. A rendere tutto più leggibile, quasi paradossalmente, è l’ironia: quella di Ferretti, caustica e autoironica, mai compiaciuta, e quella di alcuni personaggi secondari che riescono a strappare mezzo sorriso anche nei momenti più tesi. È un’ironia che non alleggerisce la storia, ma la rende sopportabile.
La differenza non è da poco.
L’indagine non concede respiro. Ogni volta che sembra di aver trovato un appiglio solido, qualcosa cede. Ogni certezza vacilla, si incrina, e poi crolla. Morosetti gioca bene con il senso di instabilità del lettore: si procede sul filo del rasoio per tutto il romanzo, sempre in bilico tra quello che si capisce e quello che si intuisce senza riuscire ad afferrarlo.
E il prezzo che Ferretti paga per non mollare mai, per continuare a tirare il filo anche quando tutto intorno gli dice di lasciar perdere, si sente. La verità, quando arriva, non libera. Non consola. È amara, come lo è la logica della storia stessa, come lo è quella Sanremo che abbiamo letto e che ci portiamo dietro chiudendo il libro.
L’autore
Adriano Morosetti è nato a Sanremo nel 1977. In passato ha fatto molti mestieri: alcuni notturni, altri d’attesa, quasi tutti di passaggio. Da anni lavora come sceneggiatore di serie animate. Usa il noir per osservare la provincia: il denaro, le ambizioni e le dinamiche di potere che la attraversano. Sarà come morire è il suo secondo romanzo con protagonista Arturo Ferretti.
Sarà come morire di Adriano Morosetti_ Mursia editore_ pagine 256_ Recensione a cura di Morena Di Giulio.



