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“Irene l’assassina” di Maria Masella: la verità è una lama a doppio taglio

“Irene L’Assassina” di Maria Masella: recensione

Irene ha scontato quindici anni in carcere per l’omicidio dell’uomo che ha ucciso suo figlio. Oggi è libera, ma la libertà ha il sapore dell’estraneità. Genova, la sua città, non è più casa, i suoi affetti sono ormai lontani, lei stessa ha fatto il vuoto intorno a sé durante gli anni di prigionia. Il suo matrimonio è finito e nessuno l’ attende fuori dai cancelli il giorno del suo rilascio. Cammina tra i vicoli, inseguita da lettere anonime e da un passato che non ha mai davvero smesso di far male come una ferita rimarginatasi senza le dovute cure. La memoria della notte dell’omicidio è confusa, forse contaminata, e i confini tra verità e ricostruzione sembrano sfumare pagina dopo pagina. Irene non è alla ricerca della verità ma è costretta comunque aa farci i conti, e lo fa con una lucidità che inquieta e spiazza il lettore.

Quando un giornalista, Jansen, si avvicina a lei con l’intenzione apparente di raccontare la sua storia, ciò che si apre al lettore è un rapporto potenzialmente ambiguo, una nuova discesa negli abissi della colpa e della verità. Il loro breve confronto, fatto di scambi asciutti e sguardi rabbiosi, è uno dei momenti più efficaci del romanzo perché mostra una sfaccettatura che non si trova spesso nei gialli: il protagonista non sta cercando la verità, la rifugge.

Pubblicato da Salani a marzo 2025, “Irene l’assassina” segna il ritorno di Maria Masella con un romanzo che inquieta e affascina, capace di trasformare il noir in un’indagine interiore. Con uno stile asciutto e affilato, Masella costruisce una storia che parla di colpa, memoria e identità, donando al lettore un romando dotato di una profondità rara.

Masella sceglie un terreno intimo, forse più scivoloso, affidandosi a una protagonista che non cerca assoluzioni e non chiede empatia. Nessuna facile redenzione, nessun finale rassicurante. Solo due esseri umani che scrutano da angolazioni diverse la stessa verità, forse più interessati alla fuga che alla comprensione.

Un noir dell’anima

Masella racconta senza mai indulgere nel pietismo. La sua scrittura, essenziale e precisa, restituisce con efficacia il tormento interiore della protagonista, non ci sono concessioni al pittoresco né al sentimentalismo. Irene, sembra sospesa in un tempo che non sa più da che parte girare.

È un noir in cui il delitto iniziale è solo l’innesco per parlare di dolore, di perdita, di solitudine. E soprattutto di cosa resta, quando si ha la forza o la sfortuna di sopravvivere a se stessi.

Masella non cerca di compiacere il lettore. Al contrario, lo costringe a prendere posizione, a muoversi nel grigio, a domandarsi se conoscere la verità sia davvero sempre necessario. Irene è scomoda, spigolosa, a volte opaca. Ma è anche una delle protagoniste più autentiche e memorabili che la narrativa italiana recente abbia saputo offrire.

Irene l’assassina è un romanzo che si legge in apnea e si chiude con la sensazione di aver subito una lenta erosione emotiva che solo le storie ben scritte sanno lasciare.

L’autrice

Maria Masella, genovese, classe 1948, per una vita ha insegnato matematica al liceo. Negli anni ha scritto decine di romanzi, tra i quali
più di trenta noir con la Fratelli Frilli Editori, con protagonisti il commissario Antonio Mariani e l’ex ispettore Teresa Maritano. Il suo successo è esploso di recente grazie ai formati digitali e a un pubblico che si è affezionato ai suoi personaggi e alle trame sempre avvincenti. Nel 2024 è stata candidata al Premio Strega con Tunnel.

Irene L’Assassina, Maria Masella, Salani Editore Pagine 304_ 11,99 euro. Recensione a cura di Morena Di Giulio per Lib(e)ri di leggere

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Morena Di Giulio

Morena Di Giulio è giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio, blogger e beta reader. Dal 2022 è Redattrice di The Book Advisor, portale dedicato ai libri e alla lettura, dove gestisce la rubrica "Lib(e)ri di Leggere" Scrivimi a [email protected]

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