L’amica geniale, Elena Ferrante: la recensione definitiva.
– Vorrei inserire una recensione mantenendo l’anonimato…
– Non è possibile, sei registrato col tuo nome, usa uno pseudonimo.
– Per carità, il problema è proprio lo pseudonimo!
Un fenomeno sociale
Tutti conoscono la mia conclamata idiosincrasia per i casi editoriali, ma questa volta siamo di fronte a un fenomeno sociale o di costume, sul limes dell’evento nazional-popolare, che, in quanto tale, è assolutamente ineludibile per ragioni sociologiche, ancor prima che letterarie. Appellandomi alla clemenza della Corte, confesso di aver letto “L’amica geniale” di Elena Ferrante.
La tentazione era forte, impossibile resistere, come insegna Wilde, ed era forte per due motivi: rappresentava un passo, forse decisivo, per liberarmi dall’etichetta di polveroso intellettuale intento a vagliare la miglior traduzione dell’Ulysses di Joyce, ed era un piccolo passo per la mia umanizzazione che potevo fare sorbendomi la scrittura di una donna che, oltre ad essere una delle cento persone più influenti del pianeta secondo “Time”, al secolo ha un curriculum letterario e editoriale di tutto rispetto, cosa destinata a ridurre i rischi ai minimi termini.
L’amica geniale, di Elena Ferrante: un libro ben scritto

La trama è originale, sia pur riportando gradevolmente alla memoria romanzi che hanno ambientazione simile e spessori diversi. Lo stesso si può dire della figura di Lila, e in parte anche di quella di Lenù, che svolgono bene il ruolo di cartine tornasole di una città in precario equilibrio tra il dopoguerra e il primo pragmatico benessere economico che proprio nella guerra affondava le radici. Ma i temi storici e sociali non spiccano, rimangono un semplice fondale, come quelli col Vesuvio, ingenui e un po’ sbiaditi, del Teatro del Grande Eduardo.

Un giudizio finale?
Impossibile, troppo rumore di fondo da superare. Alle urla talebane dei detrattori, che vorrebbero liquidarlo come moderno romanzo d’appendice, si sovrappongono quelle degli estimatori incondizionati, e si mischiano alla sterile polemica Napoli era così/Napoli non era così, come se il fascino di Napoli non fosse proprio quello di essere mille Napoli diverse, in caleidoscopica sovrapposizione e perenne movimento. Il tutto mentre la critica seria ha gioito dei numeri da guinness per fare Ponzio Pilato e lavarsene le zampe. L’unica possibilità sarebbe che il libro uscisse oggi con un nome e cognome di media caratura per offrire al lettore l’opportunità di approcciarlo senza pregiudizi e condizionamenti. Chi è in grado di notare davvero pregi e difetti di qualcosa che, ormai da anni, fissa tutti i giorni più volte al giorno? Chi è in grado di giudicare una trama che conosceva a menadito ben prima di prendere il libro in mano?
Me ne laverò le mani anch’io… ma perlomeno dopo essermele sporcate d’inchiostro nello scrivere queste righe.
“L’amica geniale” di Elena Ferrante, edizioni E/O. I libri di Riccardo




