“Avere tutto” di Marco Missiroli: la vita non è un jackpot

Avere tutto di Marco Missiroli, un romanzo intenso e delicato che guarda dritto alle passioni, alle fragilità e alle relazioni che definiscono la nostra esistenza. Con uno stile conciso, fatto di dialoghi secchi e immagini evocative, l’autore costruisce una storia apparentemente semplice ma profondamente risonante, capace di parlare a ciascun lettore come se fosse rivolto direttamente a lui.
La vicenda ruota attorno a Sandro Pagliarani, copywriter quarantenne che vive e lavora a Milano, e a suo padre Nando, pensionato riminese rimasto da poco vedovo. Sandro torna nella città della sua infanzia per il settantaduesimo compleanno del padre e, suo malgrado, finisce per restare molto più a lungo di quanto pensasse. Il tempo del ritorno diventa tempo di riconfronto: con il passato, con una città e con un genitore che sente sempre più vicino al limite della vita.
Nel corso del romanzo si assiste a una lenta evoluzione del rapporto tra i due: dai silenzi e le frasi brevi, tipici di un legame poco espressivo, all’apprendimento di un lessico familiare fatto di gesti quotidiani, ricordi e commoventi momenti condivisi.
Due passioni delineano e definiscono i protagonisti: il ballo e il gioco d’azzardo. Il padre racconta dei suoi anni di danze e competizioni sul litorale romagnolo, mentre Sandro si confronta con i rischi del poker, metafora di una brama di vita che ha a volte finito per consumarlo.
Avere tutto non è semplicemente una storia di ritorno o di lutto, ma una riflessione sulla natura del desiderio e del rischio nella vita umana. La celebre domanda che percorre tutto il libro — “Dove vorresti essere con un milione di euro in più e parecchi anni in meno?” — diventa un interrogativo universale che indica l’eterno conflitto tra quello che desideriamo e quello che abbiamo davvero.

Missiroli ci mostra che spesso “avere tutto” non è una questione di possesso materiale o di successo, ma una sfida più sottile: la capacità di vivere appieno ciò che abbiamo, accettare le nostre fragilità e riconoscere l’importanza delle relazioni più intime. Questo include l’aprirsi alle emozioni, l’accettare la perdita e il mettersi in gioco — non solo al tavolo da poker, ma nella vita stessa.
Con una prosa nitida ed essenziale Avere tutto procede per immagini e sensazioni più che per grandi avvenimenti. Questo stile permette al lettore di immergersi nella psicologia dei personaggi, di sentire il peso dei loro silenzi e di vivere con loro la lenta trasformazione del rapporto padre-figlio.
Il romanzo riesce a toccare corde emotive profonde senza ricorrere a grandi eventi drammatici, mostrando come anche la semplice routine quotidiana possa essere carica di significato e di rivelazioni.
Avere tutto è un romanzo che parla di ciò che conta davvero: le relazioni autentiche, la consapevolezza dei propri desideri e la responsabilità delle scelte che facciamo. Non è solo una storia di padre e figlio, ma una riflessione sincera sulla vita, sul rischio, sulla perdita e sul valore della presenza — anche quando questa è fatta di parole non dette e gesti apparentemente banali.
“Avere tutto” di Marco Missiroli, Einaudi. Il respiro dei libri



