Dream Book

“La fabbrica del santo” di Leonardo Gliatta: recensione libro

Ci sono libri inaspettati. Sono quelli che ti sorprendono per un sacco di motivi. Arrivi addirittura a pensare di perdere colpi per il solo fatto di non esserti accorto prima di quel tale romanzo. Ti chiedi se sei stato distratto tu o se quegli scrittori siano stati oscurati da una inappropriata o quanto meno scarsa promozione editoriale.

Sai, comunque, di avere tra le mani, finalmente, un libro che merita di essere letto e conosciuto. Lo senti come qualcosa di prezioso, di bello, di delicato. Non è scontata una cosa del genere e quando ti capita tra le mani un libro che ti colpisce in tutto sei soddisfatto. Appagato, contento. È come se acquistassi forza, vigore, entusiasmo. I libri belli, come tutti del resto, dentro alla scrittura hanno fatica, arrovellamento di pensieri, cancellature e ripartenze. Sono sudore, buio e lanterne. Sono anche valanga di parole e fermate improvvise. Lo scrittore stesso non sa dire quanto possa durare la sosta forzata nel deserto delle idee. Poi arriva l’inchiostro che regola il ritmo, che impone voci e silenzi. I libri belli, nella storia e nella scrittura, sono la guerra emotiva dello scrittore bersagliato da dubbi, da accorgimenti, martellato da pensieri che si stendono dopo aver preso diverse strade. I pensieri compiuti, efficaci e sorprendenti spesso sono il frutto di travagli sfiancanti. Dietro ai libri belli c’è una maturità linguistica. C’è anche una padronanza di concetti e la capacità di svilupparli nel modo appropriato per creare una storia che finisce su carta. Tu, lettore, di fronte a scrittori del genere ti senti in debito per la bellezza che ti hanno voluto lasciare per questo non ti resta altro che ricordare e leggere.

In La fabbrica del santo di Leonardo Gliatta vivi l’inquietudine di alcuni ragazzi che comprenderanno sulla propria pelle e su scelte di vita fatte cosa voglia dire essere se stessi. L’identità di ognuno può fare mille giri prima di appiccicarsi addosso ad un nome e cognome. E se un cognome non ce l’hai perchè tutti hanno accorciato finche il nome devi trovare la salvezza da solo, la soluzione ai problemi e crescere con personalità. Sta a te scegliere se essere santo o dannato in un paese in cui un Santo c’è per davvero, a San Giovanni Rotondo, dove anche l’aria sa di spiritualità e di affari, terra di miracoli e di offerte. Di business per tutti gli altri.  Lo sanno Salvatore e Valentino, due amici di cui uno vuole arrivare in cima al mondo e l’altro stare bene per quello che sente e che è diventato.

Fantastica la prosa, sorprendente la storia. La narrazione scorre che è una bellezza. Sa scrivere Leonardo Gliatta e sa emozionare. Bravissimo.

La fabbrica del santo” di Leonardo Gliatta, Edizioni Ianieri. Dream Book.

Lucia Accoto

Lucia Accoto. Critico letterario Rai Cultura per Mille e un libro Scrittori in Tv di Gigi Marzullo su Rai1. Giornalista pubblicista, recensore professionista. Lettura, scrittura e stile, fonti di vita e di ispirazione

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