Il potere fa perdere la testa, a qualcuno è rotolata a terra per davvero. L’ultimo atto di una tragedia che ha colpito non solo le vittime, ma anche le popolazioni triturate da una politica scellerata che le ha portate alla miseria. Non si è più se stessi con il potere in mano, con la corona in testa e con il sangue della bramosia negli occhi. Si vuole e si pretende sempre di più. La bellezza, poi, traghetta potere. Attira a sé sguardi, voluttà, e chi si perde nella sua meraviglia mette al bando anche la ragione. Bellezza e potere tramortiscono.

In Il canto di Messalina di Antonella Prenner siamo nella Roma imperiale. Il clima è torbido di dissolutezza e violenza. La fanciulla più bella dell’impero d’Occidente, Messalina, dovrà sposarsi. Ha diciassette anni e suo marito cinquanta. È l’imperatore stesso, Caligola, a volerlo. Lo ordina, e non si discute. Messalina viene, così, sacrificata al potere. Per lei, essere moglie di un uomo vecchio, storpio e balbuziente, è un’ingiustizia. Pensa che sia una violenza alla sua bellezza ed ai suoi desideri. Una volta sposa si ritroverà, poi, ad essere imperatrice. Tra odio, e disperazione, la sua sete di potere alimenterà i suoi propositi di rivalsa e vendetta.
Il romanzo storico è bellissimo. La narrazione è così fitta, fluida, pregna di psicologia dei personaggi che il lettore fa fatica a staccarsi dalle pagine. Notevole il lavoro svolto dalla scrittrice non solo come tessitura del racconto, ma anche per lo studio delle fonti storiche, archeologiche e letterarie che ha dovuto compiere. Il lettore non sente solo la voce di Messalina, ma anche il suo urlo, il suo grido muto, che nella sua infelicità si rende ribelle e avida di potere. Essere la donna più bella e più potente di Roma la castiga comunque alla tristezza ed all’afflizione.
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“Il canto di Messalina” di Antonella Prenner, edizioni Rizzoli. Dream Book.




