Ieri notte ho finito BILLY SUMMERS di Stephen King e ancora me lo sento addosso, sulla pelle. Posso tranquillamente affermare che tra tutte le sue pubblicazioni dopo Revival, questo sia il romanzo migliore. Se vi aspettate una storia di paura in stile IT o Pet Semetary, allora lasciate stare. Billy Summers potrebbe essere considerato come un crime fiction americano che racchiude in sé il romanzo di formazione e le storie on the road. Billy, il protagonista, è ben lontano dai modelli stereotipati e pallosi che si ritrovano in tante produzioni letterarie di genere made in USA.

King è anche un maestro assoluto nello scrivere delle donne e se avete letto i racconti nell’antologia Notte Buia Niente Stelle allora capirete di cosa parlo. Billy Summers è anche un racconto sul lavoro dello scrittore, sulla forza delle storie, che rimanda al suo manuale, On Writing. Il finale, poi… l’ho riletto due volte tanto che era potente. Tradotto alla perfezione da Luca Briasco. Insomma, correte in libreria.
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“Billy Summers” di Stephen King, edizioni Sperling&Kupfer.
Recensione a cura di Antonio Lanzetta




