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“A Tor Bella Monaca non piove mai” di Marco Bocci: recensione libro e podcast

Cattivi si nasce o si diventa? Da quando l’ex fidanzata lo ha lasciato, Mauro non si dà pace. Cerca il riscatto, il modo di uscire dai lavoretti senza prospettive, la riconquista della donna che ama, un futuro degno di questo nome. Ma questo futuro  dai casermoni di borgata proprio non si vede, come non si vede la speranza, e nemmeno un motivo per rispettare le regole. D’altronde, a Tor Bella Monaca non piove mai

Entropia di borgata

Quando gli amici gli parlano del loro progetto di rapinare la mafia cinese, Mauro non trova né la forza né un motivo per opporsi. Ma se la rabbia può nascere dentro di noi, come la voglia di rivalsa, non altrettanto spontanea può dirsi la nascita di una vera vocazione criminale. C’è bisogno di concentrarsi per essere spietati, precisi, cattivi. Bisogna nascerci, probabilmente. Il fratello di Mauro, già criminale in gioventù, sa bene che una seconda occasione difficilmente viene concessa dalla società. Potrebbe fungere da avvertimento per non sbagliare inutilmente, sì. Ma niente può mettersi contro il desiderio di vendetta per la vita che tradisce e i problemi che si generano e rigenerano, nella stagnante immobilità tipica dei problemi quotidiani romani.

Roma, musa irrisolta

Chi ci vive davvero (non i turisti) lo sa, in una periferia che pare quasi un altro pianeta. Non è Roma, non è Italia, spesso non è nemmeno civiltà, però la Roma descritta da Marco Bocci è senz’altro umanità, umanità grezza e pura, non trattata. Nemmeno si tratta di degrado, ma piuttosto di una gradazione di esistenza che molti ignorano, e se ci pensate bene, è la vita stessa. Non un fluido conseguirsi di sereni passaggi, bensì un ritmo casuale e imprevedibile di scontri. Sono loro che tengono in piedi l’ultima scintilla della variegata Roma che risorse dall’unità d’Italia e non venne mai, mai veramente risolta, con le sue contraddizioni, le sue differenze sociali, la varietà degli spessori umani che espone ancora oggi.

A Tor bella monaca non piove mai… davvero?

Per i non addetti, “piovere” significa letteralmente che non si vedono guardie in giro. Può essere sia un buon segnale per condurre le proprie dubbie attività, sia uno scenario di insicurezza, di mancanza di aiuto. Se sei dalla parte cosiddetta giusta, dovrai urlare molto forte per farti sentire. Che poi,  la parte giusta dove sta? Quando fra molti anni sarà tutto finito, quando non ci sarà più la borgata, Tor Bella, il Quadraro, San Basilio, chi dice che ciò che resterà sarà meglio? Chi ci assicura che un’umanità punita per il suo desiderio di libertà e di riscatto, reclusa o sottoterra, sarà stata peggiore degli ingessati venditori di fumo che rimarranno della nostra Roma? 

Appena prima della fine di ogni cosa…

Se vi state chiedendo cosa ne sa un attore umbro della periferia capitolina, a quanto pare la risposta è “abbastanza”.  Abbastanza da montarci su un libro e un film, almeno, e quasi contemporaneamente. Credo che ci fu un’altra edizione di questo romanzo qualche anno prima. Ma la vera distribuzione capillare del libro è avvenuta con la presa in carico di DeAPlaneta. Pochi mesi prima della fine del mondo, ai primi freddi di fine 2019, venni attirata dall’evento: libro e film presentati insieme, non capita quasi mai, almeno non qui.

Vi presenziò un numero inedito di lettori. Forse perché l’autore era già l’attore di parecchie produzioni thriller-poliziesche, Romanzo Criminale fra tutte, o forse perché la borgata romana mantiene – agli occhi dei non indigeni, certo – un fascino inversamente proporzionale alla propria fortuna, o ancora, magari perché la scommessa “può un attore fare anche lo scrittore, e perché no, anche il regista della propria opera prima?” prevede un minimo di risposta di pubblico, non necessariamente tutti votati al SI (io lo ero).

Tra romanzo e sceneggiatura

Sostenuto da un editore a dir poco planetario, se mi passate il gioco di parole, Marco Bocci è riuscito a tessere una tela amara ma mai noiosa, ricca di verità ma mai pretenziosa, in cui ogni interazione – Mauro che ama la sua ex, che però sceglie una rete di sicurezza migliore, il fratello che dopo un pessimo inizio seguirà forse una pessima evoluzione, gli amici che si rivelano evitabili consiglieri, i problemi-problemi-problemi della vita quotidiana che si affastellano e che più passa il tempo più bisognerebbe fare il botto definitivo, per curarli – dicevo, ognuna di queste articolazioni emotive è sorretta da un spirito di leggerezza – badate bene, non disimpegno. Perciò non aspettatevi un testo pesante, lamentoso, involuto, che si piange addosso, anzi.

Approfitto infatti per sottolineare che non è un libro secondo me incentrato sulla rapina o sulle indagini. Piuttosto segue gli intrecci che portano una persona a sbagliare, le pressioni sociali e i momenti chiave che immortalano i nostri desideri e ci condannano a inseguirli e a costo di cosa. Potremmo piuttosto inseguire l’idea di una società che risolva, che medi, e non pressi oltremodo ciò che già ribolle, qualche volta pigramente, qualche volta pericolosamente.

Siamo tutti Mauro, siamo tutti Samantha… oppure siamo fortunati

La storia che potrebbe essere quella di ognuno di noi, di cui ognuno di noi ha vissuto almeno un frammento: rivolere un ex, desiderare di risolvere il problema dei soldi una volta per tutte in qualche magico modo deresponsabilizzante, salvare la propria famiglia dall’indigenza e dai problemi di salute, ricominciare da capo… questo scheletro vive nei dialoghi di botta e risposta romanesca, di modi di dire e di chiudere le frasi, di risolvere problemi (e purtroppo anche di generarne di nuovi), che producono nel romanzo un senso di velocità, di corsa verso il finale, di grande aspettativa, che devo dire, si può essere d’accordo o no, non è ne scontato, ne una delusione. 

Si legge molto facilmente, “A Tor Bella Monaca non piove mai”, e dispiace anche che finisca; i personaggi sono molto vivi, densi, sfido qualunque persona che abbia vissuto a Roma a dire che non abbia conosciuto un Mauro o una Samantha.

Imperfetti si nasce, e si rimane

Nel film questo senso di rapidità e leggerezza fu tradotta con un montaggio sonoro e soundtrack spesso dissonanti. Questi accompagnano il dipanarsi di una trama che fa dell’ingiustizia una caratteristica senza colore, senza bilancia, non un difetto che verrà a compimento necessariamente. Come se la non correttezza della vita, l’asimmetria, le speranze disattese e gli squilibri dei risultati di fronte ai desideri e agli sforzi fossero solo una possibilità, non è il nostro destino. Ovvero, come dovremmo prendere l’imperfezione: non è detto che vada tutto male. Però c’è questa probabilità, e non si può scegliere altrimenti. 

Ne consiglio la lettura agli amanti delle sfumature e delle sporcature metropolitane, più che per gli amanti dei polizieschi. Perché davvero la rapina, la malavita, le indagini e la criminalità sono opzionali in questo racconto, che più di ogni altra cosa, è una storia sull’umanità. Un’umanità difettata, inesatta e fuori sincrono, che non ha altra scelta che inseguire i propri desideri, inesatti e fuori sincrono anch’essi.

Il pensiero del giorno

In questa sede farebbe trendy sottolineare che si preferisce il libro al film. Vi spiegherei anche che cosa ne penso io, ma direi che oggi in particolare non lo farò. Anzi per una volta sono felice di consigliarvi di leggere questo libro immaginando i visi degli attori che hanno interpretato i personaggi nel film al posto di quelli che normalmente avreste ipotizzato nella vostra fantasia: e direi che un Mauro migliore del nostro Libero De Rienzo sarà ormai impossibile da superare.

“Da queste parti il cemento la fa da padrone. E le tentazioni.”

A Tor Bella Monaca non piove mai” di Marco Bocci, edizioni DeaPlaneta, 2019. Anonima Lettrice Italiana.

“A Tor Bella Monaca non piove mai” di Marco Bocci: podcast

Ali

Leggo, scrivo, parlo, ma soprattutto parlo. E poi leggo e scrivo.

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