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“Il ragazzo con la kefiah arancione” di Alae Al Said: un romanzo di formazione metafora della storia della Palestina

“IL RAGAZZO CON LA KEFIAH ARANCIONE” di Alae Al Said (Ponte alle Grazie) è un romanzo potente, capace di coniugare la delicatezza del racconto di formazione con la forza di un grido che attraversa la storia della Palestina.

Protagonista è Loai, un ragazzo palestinese che vive a Al Khalil, in Cisgiordania, che proviene da una famiglia ricca, ha i capelli arancioni, e affronta la guerra e il bullismo, la paura e la perdita, ma vive anche l’amicizia, la dignità, la speranza. La sua storia è metafora della storia della Palestina.

Narrazione personale e simbolica

L’autrice intreccia nella narrazione il personale e il simbolico. Infatti Loai porta in sé elementi autobiografici, ma è anche un simbolo universale di resistenza e identità. Il titolo stesso del libro rimanda alla kefiah, che rappresenta più di un capo di abbigliamento: è un segno di appartenenza, memoria storica, forza e resilienza, che diventa colore, l’arancione ossia il colore del sole, della vita, del coraggio di esistere. Essa ha un significato storico e culturale legato alla resistenza (rivolta contro i britannici nel 1936), all’agricoltura e all’identità nazionale. Al Said ci guida tra quanto è contenuto in questo indumento: le foglie di ulivo – forza e perseveranza – e la rete da pesca – legame con il Mediterraneo –, fino a trasformare il simbolo in strumento narrativo, che si evolve con la storia e significando così di volta in volta bullismo, amicizia e lotta.

“La kefiah è una stoffa sulla quale è ricamata l’aspirazione più grande: l’aspirazione alla libertà. Con la kefiah al collo i palestinesi sentono di appartenere a qualcosa di più grande, con la kefiah i ragazzi palestinesi semplicemente ‘sono’. Ed essere, avere dei diritti, uno stato in cui possano riconoscersi, è l’unica cosa che vuole questo popolo.”

La Storia è fatta dalle storie delle persone

Il romanzo narra il periodo tra il 1961 e il 1994, scandito in due tempi: ha un inizio lento, dove il lettore entra in empatia con i personaggi e con il contesto storico, e una seconda parte più concitata, in cui la guerra dei sei giorni e la vita sotto conflitto accelerano il ritmo della storia. Tra i momenti più intensi emerge il dialogo tra Loai e suo padre Yaser, che gli racconta la storia della Palestina: un racconto politico reso potente perché intimo, che dimostra come la grande Storia passi attraverso la voce e il cuore delle persone.

I personaggi sono delineati con cura: Ahmad, amico affettuoso e fedele; i membri della famiglia di Loai, complessi e reali; le figure femminili, come Halima e Randa, che incarnano forza, segreti e resilienza.

La scrittura è delicata e poetica, ma non evita la durezza della realtà. L’equilibrio tra cruda verità e speranza permette di leggere con emozione e partecipazione ogni pagina.

Un messaggio universale

Il ragazzo con la kefiah arancione” non è solo una storia di guerra e resistenza: è un invito a guardare all’umanità delle persone dietro ogni conflitto, a riconoscere il valore della dignità e della speranza. È un libro che parla ai giovani e agli adulti, con un messaggio universale: la pace non è un traguardo lontano, ma un gesto quotidiano, un ascolto, una parola detta con rispetto.

Con questo romanzo, Alae Al Said ci ricorda che la letteratura può essere un atto di pace e che ogni storia, anche quella di un singolo ragazzo con la kefiah arancione, può costruire ponti, alimentare empatia e aprire finestre sul mondo.

«…non riesco a immaginarlo un Medio Oriente in cui non esistevano confini, barriere. Eppure, c’è stato un tempo in cui eravamo un’unica grande nazione. Le strade di Gerusalemme portavano ad Aleppo e quelle di Aleppo a Bossora. Non c’era niente che limitasse il commercio, le relazioni, gli scambi culturali. Anche se noi lo dimentichiamo, queste linee sulla kefiah dovrebbero ricordarci quanto era bello essere uniti.»

 

Alae Al Said, nata a Roma nel 1991 da genitori palestinesi, cresce con l’amore per la sua terra d’origine e un forte senso di giustizia. Si laurea in Scienze internazionali all’Università degli Studi di Milano e, nel 2019 pubblica “Sabun”, il suo primo romanzo (Zambon). Attualmente sta proseguendo gli studi in Relazioni internazionali.

 

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Il ragazzo con la kefiah arancione – Alae Al Said (Ponte alle Grazie) – A Garamond Type.

Laura Busnelli

Commercialista “pentita”, ho maturato anche un’esperienza pluriennale in Sony. Lettrice appassionata e tuttologa, all’alba dei quarant’anni mi sono scoperta scrittrice, dopo essermi occupata di correzione bozze ed editing. Sono stata una libraia indipendente per tre anni, sono stata una anche una libraia dipendente e faccio ancora e sempre incontrare libri e lettori con grande gioia. Operatrice culturale, modero eventi e racconto il mondo dei libri anche online, tengo una rubrica su libri a tema animali su RadioBau & Co. (web radio del gruppo Mediaset) e collaboro con l'associazione culturale "Librai in corso" nell’organizzazione di eventi e in corsi a tema. Faccio parte della Commissione Cultura della Fondazione Casa di Marta onlus, dove insieme ad altri volontari promuoviamo la cultura come possibilità di ricchezza e crescita umana e come occasione di amicizia e di relazione tra persone. La mia rubrica qui si chiama "A Garamond Type" perché il Garamond è il carattere adottato per quasi tutti i libri italiani e Type sta sia per carattere, font, sia per tizio. E la tizia sarei io.

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