Interviste

La vita da adulti fa schifo: @ceraunavodka e le sue “Vie di fuga”

Io credo che i social network facciano talmente tanto parte della nostra realtà da trovare abbastanza inutile domandarsi come sarebbero le relazioni se questi strumenti non esistessero

“Vie di fuga” di Lucrezia Sarnari è la storia di Giulia, ma leggendolo diventa anche un po’ la nostra storia. Un giorno come tanti, a Perugia, non c’è più linea telefonica: niente internet, niente telefonate, niente messaggi. Non c’è più possibilità di comunicare se non di persona. Così cambiano le storie che si stavano svolgendo, cambia la quotidianità, cambia tutto ciò che, mentre andava in un verso, prende inaspettatamente una nuova piega. Cambia la storia di Giulia, di suo marito e delle sue amiche; cambia la storia di un gruppo di adolescenti – alunni di Giulia – che inaspettatamente sanno affrontare la mancanza di connessione meglio di chiunque altro. Cambiano le prospettive, dei personaggi e del lettore, cambia un finale che con instagram e what’s app attivi forse sarebbe stato diverso.

Ho deciso di leggere Vie di fuga attirata dalla promozione che di questo libro ha fatto la sua autrice su instagram. “Hai un ultimo messaggio da poter mandare prima dell’interruzione delle connessioni che non sai se e quando verranno ripristinate. A chi scriveresti?” ha chiesto Lucrezia Sarnari, alias @ceraunavodka, ai suoi followers. Hanno risposto in tantissimi, io ancora non smetto di pensarci. Intanto ho letto “Vie di fuga”, ho scoperto che non è un libro che critica i social, che è una storia nuova e diversa, che sorprende il suo non essere ciò che sembra e mi è piaciuto al punto da chiedere a Lucrezia qualcosa in più. Le risposte di Lucrezia sono belle, come bello per me è stato “Vie di fuga”. Questo libro trasforma una storia semplice in un momento per pensare, fa ridere e riflettere, ci fa sentire parte di qualcosa e poi pensare che tutti noi siamo – o forse vorremmo essere – Giulia.

“Vie di fuga” è bello perché ribalta le nostre prospettive, dandoci qualcosa che non ci aspettavamo mentre divoriamo un libro che si fa leggere tutto d’un fiato. Mentre @ceraunavodka passa le sue vacanze regalando copie del suo libro in giro per l’Italia, in questa intervista c’è tutto quello che di “Vie di fuga” io non ho saputo dire.

  • Vie di Fuga è un romanzo all’apparenza leggero e scanzonato, colmo invece di spunti di riflessione e momenti in cui, leggendo, viene spontaneo abbassare il libro e trovarsi a pensare a quanto ci sia di ognuno di noi in questa storia. Diventa complesso non identificarsi, per mille motivi diversi, in Giulia. Quindi prima di affrontare ogni tema vorrei partire da lei, dal personaggio che non è solo protagonista del libro ma ne incarna ogni sfumatura. Come e quando nasce il personaggio di Giulia? Chi è Giulia veramente?

Giulia è prima di tutto una donna che si rifugia in quella vita che non ha ancora trovato il coraggio di vivere e un personaggio funzionale a narrare una vicenda legata al blackout delle comunicazioni. In secondo luogo, questa donna così immatura, insicura, a volte meschina è almeno nelle mie intenzioni un abbraccio a tutte quelle persone che si scoprono ad un certo punto della propria vita molto lontane dal punto in cui avrebbero pensato di svegliarsi intorno ai quarant’anni. Giulia ha paura di crescere perché ha paura di misurarsi con le sue incapacità, ma anche di ammettere a se stessa che scoprirsi felici con quello che si ha non è poi così disdicevole.

  • Tra le cose belle di questo romanzo c’è la tua capacità di sfruttare pienamente personaggi e situazioni “banali” per ribaltare completamente il punto di vista di chi nel libro vive quella storia e, poi, del lettore. Io ho avuto l’impressione che – e non capita oramai spesso nei libri – quel che c’è in Vie di Fuga sia finalmente una rappresentazione fedele sia di quanto c’è nella realtà sia di quanto quella stessa realtà nasconde. Quanta osservazione c’è della realtà in questo libro? E quanto lavoro di fantasia?

Credo che non ci sia una sola pagina del libro esclusivamente frutto di fantasia: qualche dialogo magari, qualche luogo legato alla città di Roma, ma per il resto le azioni nascono da un’osservazione della realtà che mi circonda e, ti dirò di più, mi sono divertita a nascondere qua e là piccoli aneddoti divertenti, realmente accaduti, ma non a me. È stato ancora più divertente vedere l’effetto che la scoperta di questi aneddoti ha sortito sui lettori, diventati ignari protagonisti.

  • Oltre che come giornalista e scrittrice, tu sei molto nota sui social – il profilo instagram @ceraunavodka conta oltre 11k followers – e io non credo sia un caso tu abbia scelto di scrivere una storia in cui i social, per forza di cose, non appaiono per niente. Una storia “disconnessa”, in cui i conti con la realtà e con la propria interiorità devono far da padrone. Nell’aver scritto questo libro hai pensato seriamente a come staresti tu senza connessione e social per un po’? Cosa accadrebbe a chi, come te, ha reso i social parte realmente integrante del proprio quotidiano?

È vero, i social nel libro non compaiono, ma dei social si parla senza mai criticarli. Non ho mai voluto scrivere un libro che  fosse “giudicante” e che invitasse a riscoprire i rapporti reali. Io credo che i social network facciano talmente tanto parte della nostra realtà da trovare abbastanza inutile domandarsi come sarebbero le relazioni se questi strumenti non esistessero più o, ancor peggio, chiedersi se in quel caso i rapporti si riscoprirebbero più autentici. Io sono iperconnessa, è vero, sui social mi diverto (oltre che lavorarci) e grazie alla rete ho conosciuto persone che ora fanno parte della mia vita e, soprattutto, ho avuto la possibilità di scrivere e pubblicare delle storie. Detto ciò, senza social mi annoierei un sacco ma forse riuscirei finalmente a staccare la spina per un po’,  con la tranquillità di chi però sa di poter ormai contare su quelle persone che non sono più solo amicizie virtuali ma che, in qualche modo, hanno fatto il salto nella realtà.

  • Torniamo a Giulia, a questo personaggio complesso e a volte comico, profondo anche quando sembra superficiale. La cosa veramente bella non è solo quel che Giulia è ma, soprattutto, quel che poi lei stessa scopre di essere, rivelandosi probabilmente l’unica in grado di cogliere il meglio da ciò che nella sua città sta accadendo. Lei sa guardarsi dentro, ma anche gli altri personaggi contribuiscono: sbaglio a pensare che i personaggi di Vie di Fuga, tanto gli adulti quanto i ragazzi, si rivelino uno “strumento” importante per il cambiamento di Giulia (assieme al telefono non funzionante ovviamente)?

Io credo che Giulia, in fondo in fondo, pur essendo impaurita dalla solitudine e facendo di tutto per riempire il buco nero che ha dentro, alla fine fa solo quello che sente e vuole lei. Gli altri sono un contorno e non perché lei non ami abbastanza, ma perché crede che nessuno la ami sufficientemente e per questo si è convinta che solo seguendo quello che sente può trovare la sua strada. Giulia cerca un cambiamento affannosamente, ma la verità è che non vuole davvero cambiare perché cambiare vuol dire scegliere e scegliere vuol dire crescere.

  • Sulla copertina di Vie di Fuga c’è scritto “la vita da adulti fa schifo”. Leggendo il libro, in cui tra le altre cose riesci anche a ribaltare la visione che noi adulti abbiamo delle nuove generazioni, ci si rende effettivamente conto che da adulti diventa tutto più complesso e la colpa è forse solo degli adulti stessi. Quanto impareremmo se ascoltassimo i giovani o anche, semplicemente, la parte più “giovane” di noi stessi?

Quella frase che strizza l’occhio dalla copertina si riferisce al fatto che i personaggi del libro hanno tutti, chi più chi meno, una grande paura di crescere e quindi il problema opposto: quello di ascoltare solo la loro parte più “giovane”. Credo che sia abbastanza fisiologico che questo timore, che a volte diventa patologia, sia più spiccato nei “grandi”. Gli adolescenti hanno voglia di diventare grandi, smania di farlo e mi sorprenderebbe il contrario. Sono le persone che definiamo adulti, i miei più o meno coetanei, che sentono addosso la fatica e provano a scappare o che restano ipotizzando però vie di fuga, prendendo boccate d’ossigeno che equivalgono al chiedersi come sarebbero state tutte le altre vite che si è scelto di non vivere.

  • Ultima domandona, però su di te: chi è oggi Lucrezia Sarnari? Quante Vie di Fuga ci sono state prima di arrivare a questa vita che, lo dici spesso anche nelle stories, ora ti piace particolarmente?

Alla domanda chi sono non so davvero risponderti perché diciamo che il mio accettarmi mai del tutto mi porta a continue evoluzioni. E per fortuna. Mi piace pensarmi “in divenire” perché, un po’ come Giulia, mi spaventa il pensiero di scoprirmi risolta e di non piacermi in questa veste e trovo che far diventare le vie di fuga parte integrante della propria vita sia un modo per renderla più piacevole e sentire meno la fatica di tutto quello che, della nostra vita, non ci soddisfa del tutto.

Vie di Fuga è edito Rizzoli libri.

Di questo libro si parla anche qui: https://thebookadvisor.it/news/articoli/10-libri-1-usciti-sotto-pandemia-ma-che-non-parlano-della-pandemia/

Francesca Romana Cicolella

Giornalista. Nata con una sola passione, cresciuta - per fortuna - a pane e giornalismo. Leggo tanto, scrivo il giusto. Non sono logorroica, ma se scrivo roba lunga vuol dire che ho voglia di parlarne.

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