Libri e Pensieri

“Veleno” di Pablo Trincia: il caso dei “Diavoli della Bassa Modenese”

Un’indagine che potrebbe riaprirsi?

“Una vicenda giudiziaria che ha distrutto intere famiglie. Una storia toccante che si è rivelata un incredibile caso di contagio psicologico.”

Ecco uno di quei libri che hanno bisogno del loro tempo: del momento giusto e della giusta predisposizione, e non tanto per la lunghezza, quanto per l’impegno emotivo che, pagina dopo pagina, questa minuziosa rielaborazione richiede. Proprio per questo non è una lettura leggera e può darsi (per me è stato così) che necessiti di più spazio e si finisca per affrontarla lentamente, a piccole dosi.

Veleno” è una storia vera che riporta alla luce i fatti avvenuti nella Bassa Modenese alla fine degli anni Novanta, quando una serie di accuse e testimonianze portarono alla scoperta di presunti casi di violenza, abusi, pedofilia e satanismo che coinvolsero intere famiglie e decine di bambini. Genitori protagonisti di rituali notturni prelevavano i figli dai letti delle loro case per portarli nei cimiteri di paesi limitrofi, sotto la guida del parroco della zona. Processioni segrete che avvenivano nel cuore della notte con madri e padri che accompagnavano bambini e ragazzi ancora in pigiama verso lugubri riunioni volte a evocare il demonio e a praticare sacrifici. Delle vere e proprie sfilate di morte degne di un film dell’orrore. Ma a sentire le parole dei minori all’epoca coinvolti, queste erano tutt’altro che finte. Ed è proprio questa parte di verità che rende tutta la ricostruzione tanto indigesta.

“Facevo fatica a credere che una storia così ingombrante per un paesino di quattromila anime fosse finita nel dimenticatoio. Non ricordavano per davvero? O facevano finta e non ne volevano parlare?”

Ancora una volta Pablo Trincia riesce a riunire i cocci di un caso italiano di cronaca nera rimasto a lungo sepolto e oscurato – per non dire ignorato – dall’opinione pubblica. E tra brandelli di esistenze, racconti identici e impressionanti, testimonianze ambigue e versioni contrastanti, ricompone un puzzle complesso – i drammi di più famiglie, il profilarsi di un’agghiacciante setta di pedofili satanisti e i ricordi di quei bambini – senza mai dare l’impressione di voler imporre una verità assoluta, proprio perché qui, in questa storia, un punto di chiusura, forse, non c’è ancora stato.

Com’è possibile che più bambini, che non si erano mai visti né avevano mai avuto contatti tra loro, da sempre residenti in paesi diversi, avessero potuto riferire le medesime oscenità, gli stessi macabri rituali osservati e subiti, e soprattutto indicare le stesse presenze?

“Un cimitero, di notte. «Giorgio il sindaco» con la tunica. Alcuni adulti intorno a lui. Romano, Adriana, Igor, Barbara, Federico, Francesca, Rosa, Ales il fotografo. Alcuni di loro indossavano delle maschere da tigre, da pantera o da vampiro. Stavano celebrando un rito, un funerale, o qualcosa di simile. E così avevano aperto delle bare, e ci avevano chiuso dentro i bambini che erano con loro: lo stesso Dario, Elisa e Marta, ognuno messo in una cassa con una croce sopra. Dentro era buio e lui non poteva uscire perché il coperchio era pesante.”

Flash di episodi che si ripetono in più occasioni, in più case, da più figli e che si aggiungono ad altre memorie, purtroppo ancor peggiori. Con il recupero delle voci di questa presunta cerchia di vittime e carnefici emerge una rete inquietante di paura, violenza e suggestione, addensate da una vivida sofferenza umana; ma anche una serie di errori investigativi per cui, ancora oggi, a quadro ultimato, risulta difficile distinguere con chiarezza la verità dalla manipolazione.

“Nessuno sapeva più con esattezza quanti e quali fossero i bambini coinvolti. Quanti e quali familiari. Quante e quali persone. Quanti e quali condanne e assoluzioni.”

Il contagio di una radicata paura collettiva è ciò che, implicitamente, si avverte dalla lettura delle parole degli adulti e dei bambini che vennero richiamati e interrogati dai servizi sociali, dal tribunale e dalle forze dell’ordine che, al tempo, si occuparono di questa vicenda. Un’intricata operazione di scavo e di aggiornamento in cui il giornalista rinfresca il caso, cercando una visione più attuale attraverso una nuova serie di descrizioni e punti di vista che, nel complesso, lasciano addosso un profondo senso di disagio e amarezza, non solo per ciò che raccontano, ma soprattutto per le conseguenze devastanti che questa storia ha avuto sulla vita di tutte le persone coinvolte.

Le domande che sorgono gettano nello sgomento e, ancora, non trovano risposte: quanto può essere fragile la linea tra giustizia e errore? Quanto possono influire il clima sociale, la paura e il bisogno di trovare un colpevole?

Trincia mostra come suggestioni, pressioni sociali e convinzioni ormai cristallizzate possano influenzare indagini e processi, dando luogo a irreversibili conseguenze.

In “Veleno” si trovano i pezzi di una spaventosa indagine italiana che colpisce, turba, informa e fa riflettere: un libro che avvelena, proprio come il suo titolo suggerisce.

Consigliato a chi ama le inchieste giornalistiche, ma anche a chi è interessato a comprendere meglio i meccanismi della giustizia e i rischi delle narrazioni collettive.

Molto interessante è anche il podcast omonimo, curato dallo stesso autore, sebbene il taglio più “commerciale” adottato per questo tipo di cronaca potrebbe non essere apprezzato da tutti. Di fatti, l’uso della musica e di alcuni espedienti narrativi pensati per aumentare la suspense potrebbe risultare eccessivo e disturbante, soprattutto considerando la delicatezza e la durezza degli episodi trattati. Resta comunque un lavoro capace di lasciare il segno.

“Veleno” è una ricostruzione scioccante in ogni sua espressione.

“Veleno” di Pablo Trincia, edizioni Einaudi. Libri e Pensieri

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