“L’apprendista del cioccolato” di Joanne Harris: un romanzo che profuma di passato

Ombre e apparenze non fanno la vita. Sono sussulti che coprono la sostanza dell’esistenza. Le strade sono cimiteri e opportunità. Mappe con storie e culture da conoscere, sfiorare, assorbire. Trovare sé stessi nella babele di lingue, di sole, di confusione, di buio, di acquitrini, è difficile. Spingersi dove non si ha contezza di nulla, solo delle proprie braccia, delle proprie gambe e della propria volontà, potrebbe essere un tranello per l’anima che, a lungo andare, chiederà di più e altro.
Mettere radici diventa una necessità dettata dall’esigenza di dare credito alla voce dei pensieri buoni, alla quiete. Andare, fuggire, scoprire, sono verbi correlati dall’equazione di cambiamento che viene esplicitato soprattutto dalla paura. A volte, la paura non è la tua, non ti appartiene nei modi e nei tempi in cui l’avverti. La respiri da chi ti è più vicino, costretto a rattoppare la sua vita con i muscoli della diffidenza senza mai arruolarsi ai rapporti di amicizia, di fede, di alleanza. Quando hai la responsabilità di un figlio evochi la tua forza che ti indirizza verso una terra che sia casa. Impari, così, a mettere radici, a vivere come vuoi ed a dominare le tempeste.
In L’apprendista del cioccolato di Joanne Harris conosci una storia di ombre, di luoghi, di narrazioni segrete. Vianne era una ragazzina in balia del vento. Lo stesso che anni dopo l’avrebbe condotta nel villaggio di Lansquenet. A ventun anni, incinta, mentre sparge le ceneri della madre, ancora non conosce che il suo destino sarà La Céleste Praline, la magica cioccolateria che smuove i cuori. Eppure, il vento la spinge altrove. Arriva a Marsiglia, dove l’aria profuma di salsedine e di spezie. Qui, Vianne incontra Louis, proprietario di un piccolo bistrot, che le insegna a cucinare attraverso il ricettario della moglie, Margot. La ragazza, tra mani infarinate e dita sporche di cioccolato, impara che il cibo è una storia nella storia fatta di gesti, di ricordi, di silenzi. Vianne ripensa agli avvertimenti di sua madre: il pericolo si annida dove ci si sente più al sicuro. E quando il vento ricomincia a soffiare, per lei arriva l’ora di partire di nuovo. Per proteggere sé stessa e la vita che porta in grembo.
Il romanzo profuma di passato, di aspettative e di accertata consapevolezza. Nell’anniversario di Chocolat, la scrittrice torna con un libro che racconta la vita di Vianne, le sue origini. Lei che ha cambiato la vita degli altri con un pizzico di cacao. La prosa è sentimentale, evocativa. Ha il sapore delle storie, quelle che hanno qualcosa in più da svelare perché dietro ad un pensiero c’è la tempesta delle considerazioni personali che mettono sottosopra l’anima per quanto veritiere sono le affermazioni dei protagonisti del romanzo. La scrittura della Harris è insegnamento di vita.
“L’apprendista del cioccolato” di Joanne Harris, edizioni Garzanti.




