“Dove cadono le comete” di Vito di Battista: una saga familiare che si fa racconto corale di un intero paese

Senza una traccia precisa, alcune esistenze si mescolano creando una trama fitta di vissuto che pare un cielo merlettato di respiri. Ognuna ha il suo spazio, ma è poca cosa quando le vicende si toccano fino a fare pressione sulle nervature. Ed è in quell’istante che la propria vita perde un pezzo per sfiatarlo su chi ha perso ogni cosa: nome, futuro, credibilità. La malasorte veste gli sventurati del pesante giudizio dei meno miserabili perché quando non si raschia il fondo ci si sente in grazia di Dio.
L’invalidante pregiudizio sulla robustezza del carattere di alcuni, costretti dalla disgrazia a sfamarsi con niente nel silenzio, per giunta, di una rabbia che diventa disperazione e poi nulla più, mette in piedi storie che pochi conoscono bene per davvero. Il resto è chiacchiera vuota e vana. Tutto passa, il bello e il brutto. La dimenticanza pialla le narrazioni capovolgendo addirittura i commenti di un prima feroce e di un dopo accettabile. Il destino, a volte, passa da dolori bisbigliati tra i nodi della sventura per ritirarsi, infine, tra le fila dell’ardente libertà di essere ciò che si è senza nascondere nulla a nessuno quasi a paralizzare il compromesso della vita che ti vuole anche genuflesso alla volontà altrui.
In Dove cadono le comete di Vito di Battista conosci una storia nelle storie di molti. Abruzzo, 1938. In un paese della costa dei trabocchi, a trecento gradini sul mare, vive Emma. Lei è una ragazza “due volte svergognata” con mani e occhi carichi di una qualche capacità oscura. Partorisce un figlio nella stalla dove abita da quando è stata rinnegata dalla famiglia, ma non può tenerlo con sé. All’ufficio anagrafe, invece, lavora Olimpo. E’ lui che dà al bambino di Emma il nome prima che venga portato in un convento.
Olimpo è sposato con Anita, l’unica donna bionda di tutto il paese. Lei ha perso il braccio sinistro in un incidente. Sono appena diventati genitori per la seconda volta, ma Anita sta ancora svezzando il primo figlio e non ha abbastanza latte per entrambe le creature. Allora, Olimpo chiede ad Emma di andare a vivere con loro e prendersi cura dell’ultima nata, Bianca. Anita non accetta la presenza di Emma, le due non andranno mai d’accordo. E la loro storia si intreccia a quella di tante altre di un paese in cui si vive il dramma della Seconda guerra mondiale sino alla rinascita degli anni Settanta.
Il romanzo parla direttamente all’anima del lettore. Lo accompagna nelle fenditure più intime e segrete. La narrazione è completa, in alcuni passaggi un po’ ripetitiva ma è poca cosa rispetto alla bellezza di una storia che prende il lettore sin dalle primissime pagine. La scrittura è originale. Si comprende bene che viene fuori da una profonda conoscenza della lingua italiana. Lo stile della prosa è così confidenziale, accattivante, unico. La ricerca che c’è dietro, dettata anche dall’esperienza di scrittura, passa in secondo piano dinanzi alla meraviglia.
“Dove cadono le comete” di Vito di Battista, edizioni Feltrinelli.




