Interviste

Interviste agli autori: “Imago lux” di Adriano Sut Angelini

L’ intervista allo scrittore Adriano Sut Angelini, autore del libro “Imago lux” edito dalla casa editrice Ensemble. Pubblicato nel 2020, il libro dello scrittore romano ha suscitato molto interesse tra i lettori appassionati di libri horror: per questo lo abbiamo intervistato in esclusiva per The BookAdvisor.

Leggendo Imago Lux viene in mente la migliore cinematografia horror, da Rosemary’s Baby all’Esorcista. È un horror, e al tempo stesso è molto di più. Tu in che genere lo inseriresti? Come lo definiresti?

È un horror. È proprio un romanzo di quel genere che trae spunto dai grandi classici degli anni ‘70. L’ho voluto fortemente così. Ritenevo che quella fosse l’unica formula per raccontare qualcosa di profondo. Ultimamente il genere si è perso nello splatter, nell’urlato senza costrutto, e nello psicologismo fine a sé stesso. Non solo i due testi che avete citato (ricordiamo che sono due romanzi: “Rosemary’s Baby” è di Ira Levin e “l’Esorcista” è di William Peter Blatty), ma anche per esempio film come “Le cinque chiavi del terrore”, di Freddie Francis del 1965 e “Essi vivono” di John Carpenter oppure “Pic nic ad Hanging Rock” di Peter Weir, uscito nel 1975. “Imago Lux” parte da quell’horror per sfociare nel thriller psicologico, nell’esoterismo che permea, per chi a occhi per vedere, ogni aspetto della nostra vita.

I protagonisti del romanzo sono tre donne: Eva, Liliana e Giulia. Anche in questo romanzo, come in lavori precedenti, sembri preferire le donne quali personaggi principali delle tue storie. C’è un motivo?

A volte mi viene il sospetto che non ci sia nessuno meglio di uomo in grado di cogliere il punto di vista femminile (scherzo, ovviamente). A patto che sia onesto con sé stesso fino in fondo (fino a far emergere quel femminile da sé che tutti possediamo). Quando ho scritto “Jackie” l’ho fatto in prima persona, come se io fossi lei che raccontasse la sua vita dal letto di morte. Quando ho scritto Mary Shelley l’ho fatto come se fossi io la grande scrittrice che, del resto, ha scandagliato il territorio “maschile” della Fantascienza. La risposta non ce l’ho, a me viene naturale. Il maschile e il femminile (il principio maschile e femminile) in fondo sono una illusione, una convenzione, come tutto (attenzione non il maschio e la femmina, che sono più che reali e vanno ben distinti), giocarci è l’unico modo che abbiamo per star bene con noi stessi e con gli altri. Eva, del resto, era sia il nome che il personaggio ideali per riscattare un ruolo (quello femminile appunto) da millenni soggiogato al potere del maschile che, per sottometterla, ha inventato un minaccioso demonio-serpente che l’ha tentata rendendola suo strumento.

La storia lancia un lunghissimo ponte dalle contestazioni giovanili del ’68 ai giorni nostri. Qual è secondo te il trait d’union tra due periodi così lontani nel tempo?

Il trait d’union è che tutto ciò che vediamo accadere sotto i nostri occhi, oggi, è frutto del seme gettato in quegli anni, a partire appunto dal 1968. Questo sia nel bene che nel male (se vogliamo continuare a usare questi due termini convenzionali). Il sacrosanto diritto delle generazioni di allora di rivendicare una liberazione dal bigottismo e dall’autoritarismo dei padri si è trasformato nel suo contrario, in una generazione, quella dei post-millennial, che abbattono statue e censurano parole sgradite e innalzano un nuovo credo, quello del politicamente corretto (a cui oggi si aggiunge il pandemicamente corretto e l’ecologismo corretto). Alle generazioni future spetterà l’arduo compito di riportare le cose in equilibrio. Come in ogni rivoluzione, segue una reazione, fino a che non si troverà, appunto, un compromesso.

Dopo aver finito il romanzo, viene naturale domandarsi se l’autore crede che esista il Diavolo. Ci credi?

Non in termini religiosi. Se però consideriamo che dia-bolo affonda le sue origini nel termine che vuol dire separazione (dia-ballein= letteralmente attraverso e staccare, da qui è scaturito il termine separatore), non posso che constatare che l’essere umano, da quando nasce, entra nel regno della separazione, del dualismo (anche la nascita è una separazione dal tutto; anche l’anima – per chi ci crede – si separa dal nulla cosmico-ultradimensionale da cui proviene). Vivere (o forse esistere) in una bi/tridimensione come la nostra vuol dire conoscere per via della separazione (il maschio e la femmina; il buio e la luce; l’estate e l’inverno; il caldo e il freddo ecc.). Ergo, siamo in teoria nel Suo regno, nel regno della separazione (le religioni in questo hanno ragione). Il ritorno a Dio, cioè all’Unità, è lo scopo. Ma se non vogliamo vederla in termini di religioni istituzionalizzate, potremmo dire che lo scopo è la conoscenza attraverso la separazione (l’unico modo che abbiamo per farlo). Come insegnano i grandi mistici, conoscere il tutto, afferrare l’unità al volo, senza separare, lo si può fare solo, forse, in momenti di comunione spirituale, nell’estasi, in quei rari momenti in cui l’intuizione si libera dalla morsa della ragione che parcellizza e analizza ogni aspetto. Forse sono uscito fuori tema… ma in ogni caso sì, la risposta è che credo che gli esseri umani si trovino nel Regno di sua Maestà il Signore delle Tenebre da cui devono riuscire a fuggire, o quanto meno ad abbandonare consapevoli di dove si trovano.

La lunga parabola temporale che lanci nel tuo libro giunge fino all’inizio della pandemia, che affronti nella terza parte del romanzo. Credo che il tuo sia il primo romanzo horror in assoluto a inserire il Covid in una storia. Complimenti per l’idea. La resa è favolosa e agghiacciante. Come si collegano secondo te i recenti accadimenti alla lunga parabola del maligno nella storia?

Beh, se vogliamo proseguire sul terreno della separazione direi che la pandemia (vera o falsa che sia, non mi metto né dalla parte dei complottisti né dei covidisti) è il suo capolavoro. Rendere le persone il più separate possibili, più diffidenti possibili le une dalle altre. Chiuderle in casa. Metterle contro (vaccini sì o no, green pass sì o no) è un artificio mostruoso, riuscito alla grande. C’è da dire che l’umanità era già un gregge ben cotto a puntino, per cui non c’è stato bisogno di uno sforzo particolare per renderla terrorizzata, mansueta e ubbidiente, soprattutto ancor più asociale e misantropa di quanto non fosse. Divide et Impera al massimo grado. Qualunque tiranno del passato ne sarebbe ammirato e orgoglioso. Figuriamoci quanto se la starà ridendo Sua Maestà il caprone.

Le interviste di The BookAdvisor

Redazione

Redazione della pagina web www.thebookadvisor.it

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