“Maria di Gaza” di Ibrahim Nasrallah: la madre di chi non conobbe mai pace

Artista, poeta, scrittore pluripremiato, Ibrahim Nasrallah, nato da genitori palestinesi, conobbe la realtà del campo profughi in Giordania già dalla prima infanzia. La raccolta “Maria di Gaza” include le sue toccanti e preziose poesie scritte nel 2024, proprio mentre, a Gaza, era in corso il genocidio. 

Ibrahim Nasrallah

Di fronte all’atroce sofferenza del suo popolo, i versi del poeta non si limitano a trasmettere tristezza e dolore, ma anche tanta rabbia per un mondo ingiusto e, ancor più, per ogni forma di indifferenza che esso genera. Già il titolo della raccolta, e di uno stesso componimento, ha l’effetto di uno schiaffo in pieno viso quando non si ha più nulla con cui difendersi, eppure, allo stesso tempo, assume la forma di una mano tesa, di un ponte, un prezioso legame con la cristianità. “La pace in terra non è per noi,/non è per mio figlio,/non è per tuo figlio,/dice Maria a Maria.” 

Così Nasrallah, con cruda e sublime poesia, risponde alla domanda che vorrebbe si sollevasse in coro da quella porzione di terra non illuminata dai razzi: chi è Maria di Gaza? 

Maria di Gaza è la madre di un paese in macerie, di figli orfani, di coloro che vagano tra i ruderi dei propri sogni, di “uomini che non hanno ombra”, di un bambino che chiede “c’è acqua fuori da Gaza?” 

(2024, Ashraf Amra, CC BY-SA 3.0 IGO, Wikimedia Commons)

Maria di Gaza è la madre di una donna amata e di una amata solo in sogno, dei bambini inghiottiti dai carrarmati, di chi rifugge il sonno, poiché “temi di dormire e non sentire/la notizia dell’uccisione di tua madre/o di tuo fratello/l’uccisione dell’amata/o la tua uccisione.” 

Maria di Gaza è la madre degli innocenti, della bimba ferita che chiese al medico se stesse sognando, se fosse morta o non ancora, della piccola che piangeva nella poca aria rimasta “e di un bambino/che capì cosa volesse/dire la guerra/dopo aver perso le braccia”. 

Maria di Gaza è la madre di ogni creatura martire, di “quelli che lasciano l’ospedale/con la testa ma senza le gambe/e quelli con gambe ma senza testa”. È la madre dell’assetata che attende la morte, del poeta che ha dimenticato ogni sillaba del proprio nome, di un uomo innamorato, dei sopravvissuti e del loro immenso dolore. 

(2022, Mohamed Hinnawi, CC BY-SA 3.0
IGO, Wikimedia Commons)

Maria di Gaza è la madre delle rose custodi dei segreti, di “un bambino ucciso dalla sete,/un mattino/ma che con l’oscurità/è sulla spiaggia a giocare”, di “una ragazza/che vede tutto morire/ma non dice/che resuscitare è difficile.” 

Maria di Gaza è la madre dei cavalli che non riempiono più l’orizzonte, della collera, di chi conserva l’immagine della morte negli occhi vitrei di una persona cara. 

Maria di Gaza è l’urlo straziante esploso dal petto di una madre che stringe per l’ultima volta il corpo di suo figlio. 

Maria di Gaza è la madre di Gaza stessa. 

Omar Suleiman e Massimo Mollo alla fondazione
Foqus di Napoli

In giugno, alla fondazione Foqus di Napoli, ho avuto il piacere di ascoltare alcune di queste splendide poesie lette da Omar Suleiman, attivista di origine palestinese arrivato in Italia negli anni ’70. Accompagnato dalle melodie di Massimo Mollo, con la voce rotta dall’emozione e le immagini sullo sfondo che immortalavano la sua terra devastata, Omar ha narrato un incubo attraverso le parole di Ibrahim Nasrallah. 

Quella sera, più che mai, ho sentito la sofferenza dell’intera Palestina. Ho ascoltato l’urlo di Maria. Ho avvertito il suo lamento disperato. 

Quella notte ho pianto. 

La pace sulla terra non è per noi./La pace è per altri non per me e i miei piccoli./È per il silenzio dopo il nostro massacro/è per il silenzio prima del nostro massacro/e per il silenzio tra i nostri massacri/e per il silenzio se gridiamo/e per il silenzio se tacciamo/e per la voce quando ci indica:/Uccideteli. È il silenzio che ci uccide.

“Maria di Gaza” di Ibrahim Nasrallah, edizione Edizioni Q.

Sussurri tra le pagine per The BookAvisor.

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