SULL’ORIZZONTE DEGLI EVENTI (Cristò)
(TerraRossa edizioni)
Leggere Cristò è una vera e propria “esperienza“, un’immersione in una dimensione in cui nulla è davvero quel che sembra.
É incredibile come riesca a far convivere più piani di realtà in una forma stilistica così asciutta e lineare e come, nello spazio di una novella, riesca a condensare così tante suggestioni.

Una storia, più storie.
In meno di 100 pagine ha scritto un bellissimo racconto in cui smonta l’essenza stessa del racconto senza per questo fargli perdere un briciolo del suo fascino, anzi.
C’è la metaletteratura portata all’estremo: il romanzo nel romanzo, in cui il protagonista è uno scrittore che legge se stesso e che, contestualmente, viene “manovrato” da uno scrittore esterno alla storia, che poi è quello che scrive la storia stessa.
Rendo l’idea?
Cristò ci ha abituati a questa oscillazione continua tra realtà e finzione, a questo intersecarsi di fisico e metafisico, dove i piani narrativi della storia sono sempre molteplici e solo apparentemente definiti.

L’orizzonte degli eventi
L’orizzonte degli eventi, in fisica, è quel confine oltre il quale è impossibile resistere alla forza di gravità dei buchi neri, è il “punto di non ritorno” attraversato il quale nulla torna indietro, neanche la luce.
L’autore su questo confine ci cammina, sempre in bilico tra ciò che può ancora salvarsi e ciò che è destinato a sparire per sempre.
Questo libro potrebbe essere letto solo come un racconto sulla demenza senile (e lo è), come una storia sul caregiving (e lo è), come un romanzo di formazione di uno scrittore (e lo è), ma ad una lettura più attenta ci si accorge che è anche molto altro.
É un libro sullo scrivere, sull’urgenza di raccontare al di là della paura di cadere nell’oblio, è un omaggio a John Barth, uno dei padri del postmodernismo americano il cui mantra era quello di “perdersi“….perdersi nei racconti, nei labirinti mentali, nei sottotesti linguistici… e dal quale riprende la struttura circolare della narrazione.
“Giovanni Bartolomeo ha ottantatré anni e sta leggendo un libro.”
Girata l’ultima pagina ho pensato ad una filastrocca per bambini imparata da piccola, quella che fa: “C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse al servo suo “raccontami una storia”, il servo incominciò”: c’era una volta un re, seduto sul sofà…“, che sembra una sciocchezza, ma a guardar bene non lo è.
Per la circolarità, per il senso di sospensione dalla realtà, per la consapevolezza che la realtà in fondo è una narrazione senza fine.
Narratore e narrato si riflettono come in uno specchio, rigenerandosi continuamente… magari seduti su una poltrona vinaccia, sotto la luce di una lampada.
Insomma, un piccolo libro che si apre come un ventaglio, e che emoziona anche.

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“Sull’orizzonte degli eventi” di Cristò, TerraRossa edizioni. Un libro tra le mani.

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