PERCHÉ ERO RAGAZZO di Alaa Faraj
(Sellerio editore)
Questo libro è una lezione di dignità tenuta da un ragazzo libico di 20 anni (oggi 30), un ragazzo a cui l’Italia ha rovinato la vita, togliendogli tutto, rubando i suoi anni più belli, i suoi affetti, le sue amicizie, ma soprattutto i suoi sogni e il suo futuro!
E lui cosa fa?
Ci perdona, di più… ci ringrazia, ci ama, crede in noi e nella nostra giustizia, quella stessa giustizia che lo ha condannato ad una pena severissima (30 anni) con un processo sommario e pieno di errori, lei sì colpevole di “ingiustizia” ogni ragionevole dubbio.
Ma lui è incapace di odiare, riesce a trovare sempre il bello e il buono in ogni cosa, in ogni persona, si strugge e si dispera ma poi trova sempre la forza di andare avanti, di vivere intensamente ogni attimo della sua vita, anche da recluso.
Col tempo ha accettato di essere un detenuto, ma mai e poi mai un criminale.
Perché non lo è.
Lui è Alaa, un ragazzo di Bengasi, di buona famiglia, che voleva solo studiare ingegneria e giocare a calcio (aveva un futuro promettente da professionista), poi la guerra civile in Libia gli ha impedito di fare qualunque cosa, si è visto privato di ogni possibilità di crescita umana e professionale, ma proprio lì, al di là del mare, c’era l’Europa e il suo ventaglio infinito di possibilità.
In Europa, lui, voleva arrivarci legalmente, con i documenti e il visto regolare, ci ha provato, ci ha creduto fortemente, ma le politiche migratorie sono quelle che sono e alla fine l’unica via possibile è rimasta quella del mare, quella che fa tanta paura, quella del “90% morte, 10% vita”.
E infatti per 49 persone chiuse nella stiva del barcone si è verificato quel 90%.
Il 15 Agosto 2015 Alaa arriva in Italia, ma in questi 10 anni da quel giorno, dell’Italia, lui ha visto solo tre strutture carcerarie…
Il Paese “dei diritti umani” in cui credeva così tanto lo ha tradito, ma lui non si arrende, non è finita fino a quando non è finita ed ecco che il carcere diventa un’opportunità (per studiare e imparare una lingua) e non come un luogo che gli ha rubato tutti i sogni e che si è preso i suoi anni più belli.
La sua non è solo una battaglia giudiziaria, ma anche umana, per non permettere al carcere di trasformarlo in una persona cattiva.
Si diploma una seconda volta, si iscrive all’università, diventa cuoco del carcere e responsabile della biblioteca, partecipa a tutti i laboratori, è amato e stimato da tutti, detenuti e addetti ai lavori.
Dall’incontro con Alessandra Sciurba, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Palermo, nasce l’idea di scrivere la sua storia e questo libro.
I pregiudizi sono un vero e proprio cancro della società, quelli nei confronti degli immigrati sono tra i peggiori, perché quando arrivano in un paese straniero, molti di loro sono giovanissimi e sperduti, non conoscono la lingua e, se accusati ingiustamente, non hanno neanche i mezzi per difendersi.
Siamo armati di pregiudizi fino ai denti, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di ammetterlo, grazie anche ad una politica caratterizzata dalla costante paura dello straniero.
Li temiamo, senza neanche immaginare quanta paura possano avere loro.
Potrei continuare a parlare di questo e della storia di Alaa per ore, per giorni, ma vorrei davvero che la leggeste da soli, affinché possiate provare tutto quello che ho provato io, una rabbia feroce, tanto dolore, un affetto immenso per Alaa, tantissima stima per chi lavora nelle carceri e tantissima vergogna per il nostro sistema giudiziario.
Alaa non prova rancore, io invece sì… io non sono una bella persona come lui (eppure sono italiana, bianca e compagnia bella…) e quindi odio quello che gli è successo e odio chi ha permesso che accadesse.
Ti chiedo scusa, Alaa
Leggere questo libro, per me, è un modo per chiedergli scusa, e vorrei davvero che tutti lo leggessero, lo regalassero, facessero conoscere questa storia a quante più persone possibili, anche solo per restituire ad Alaa un briciolo di quella giustizia e dignità che gli è stata negata, e non per compatirlo (lui non lo sopporterebbe), ma per credere in lui, nella sua innocenza.
A lui interessa solo questo.
Perché era un ragazzo pieno di sogni… e adesso è un uomo a cui hanno tolto tutto.
Glielo dobbiamo.
(P.s.: Il libro si chiude a Giugno del 2025. Il 22 Dicembre scorso il Presidente Mattarella ha concesso la grazia parziale ad Alaa con una riduzione di pena di 11 anni e 4 mesi, che finalmente gli consentirà di accedere alle misure alternative come la semilibertà per scontare il resto della pena. É poco, ma almeno è qualcosa.)
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“Perché ero ragazzo” di Alaa Faraj, Sellerio editore . Un libro tra le mani.


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