NÉ DI E A NÉ DI ADAMO (Amélie Nothomb)
(Voland edizioni)
Dopo “Stupore e tremori“, leggere questo libro è quasi d’obbligo, in quanto racconta ciò che non si vede nel precedente.
Il periodo è sempre quello in cui l’autrice belga, non ancora diventata scrittrice, ritorna in Giappone (dove è nata e vissuta per i primi 5 anni di vita) per andare a lavorare in una grossissima azienda giapponese, la Yumimoto.
Se “Stupore e tremori” si focalizza sulla sua esperienza lavorativa, qui ci parla di ciò che accade in quei due anni mentre non è al lavoro, ovvero ci racconta della sua storia d’amore con Rinri e, soprattutto, con il Paese che l’ha vista nascere.
Inutile dire che il modo in cui Amélie Nothomb tratta l’argomento amoroso è lontano anni luce da quello a cui siamo abituati, dimenticatevi il concetto di romanticismo, passione e tutti i soliti cliché, ci troviamo qui a guardare l’amore da un’angolazione particolare, che si sofferma su dettagli che potrebbero essere considerati trascurabili e che invece il suo sguardo originale e inconsueto coglie e analizza.
Quello che si manifesta fin da subito come un rapporto “sbilanciato“, è occasione per sottolineare i tratti peculiari di ogni persona e addirittura di un intero Paese.

Freschezza e introspezione
La lingua poi è determinante nel creare situazioni esilaranti, le incomprensioni linguistiche tra lei e Rinri sono il vero motore del rapporto, così come il desiderio da parte di lei di integrarsi e di diventare “giapponese” (vedi la scalata del Monte Fuji) è molto distante dal modo di essere “giapponese” di Rinri, affascinato a sua volta dal mondo francofono di Amélie.
Lei ha bisogno delle parole “giuste“, solo di fronte a quelle giuste Amélie è capace di sentire veramente, di provare emozioni, di lasciarsi andare.
La bizzarra personalità dell’autrice permea ogni pagina di questo libro, donandole freschezza senza però nulla togliere alla profondità, alla poesia e all’introspezione.

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“Né di Eva né di Adamo” di Amélie Nothomb, Voland edizioni. Un libro tra le mani.

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