“LE PAROLE DELLA PIOGGIA” di Laura Imai Messina
(Einaudi)
“Sono nata in un giorno di pioggia”.
Sono le parole pronunciate ripetutamente dalla protagonista, “donna-ombrello” a Tokyo durante la stagione delle piogge, quando accompagna i clienti alla loro destinazione accogliendoli sotto il suo grande ombrello, opportunamente curato e scelto per l’occasione.
L’ombrello è molto di più di un semplice oggetto che ripara: si sostituisce al cielo e può cambiare l’umore.
Il percorso fatto insieme diventa occasione di dialogo, di ascolto, di condivisione di sentimenti o anche solo di silenzio, una sorta di momento sospeso dalla realtà.
Il mondo sotto l’ombrello diventa un mondo a sé, che protegge e ripara dalla pioggia, ma anche da una città popolata da milioni di solitudini, unendone due.
“Quando sei sotto l’ombrello il mondo lo guardi accadere e tu diventi una mera spettatrice. Non puoi fare piú niente per lui, qualunque cosa succeda all’esterno del cerchio, tu non puoi piú intervenire.”

La leggenda delle ragazze-ombrello è davvero affascinante e per un po’ ho creduto che fosse vero, che esistesse questo tipo di servizio, non mi avrebbe meravigliato poi tanto, dai giapponesi mi aspetto questo tipo di cose, questo rapporto così filosofico e poetico con gli elementi naturali.
E poi ci sono io.
Sono nata in un giorno di pioggia.
Sì, posso dirle anch’io queste parole in quanto sono nata davvero mentre fuori diluviava.
Ma a differenza di Aya non la amo proprio, la pioggia, tanto che venendo al mondo e accorgendomi dell’acqua che scrosciava al di là dei vetri, ho cercato di strangolarmi con il cordone ombelicale!
Sono molto metereopatica e la pioggia mi rattrista, in ogni sua forma e intensità.
Ma c’è un aspetto che condivido pienamente con la protagonista: pioggia a parte, amo le cose che cadono, che precipitano a terra.
Amo chi cade e si rialza, amo chi non ha paura di cadere, chi non se ne vergogna, amo chi non ha paura di fallire perché il fallimento è alla base della consapevolezza di sé.
Cadere è umano, si cade sempre prima di imparare (basti pensare ai bambini che iniziano a camminare), da terra, dal basso, si vedono cose che chi rimane sempre in piedi non vedrà mai.

E poi si può cadere in mille modi:
“Si cade in piedi, si cade di testa, si cade dal tetto, si cade ammalati… si cade come un accento su una parola.
Si cade bene, si cade male, si cade dalle nuvole. Ma si cade anche in amore, nel colore, facendosi male. Nella nostra lingua è cosí che ci si innamora, Toru: si cade.”
Credo che ci si innamori così in tutte le lingue del mondo.
É un libro sulla pioggia, certo, ma non solo…è un libro sull’ascolto, sulla cura, sul fermarsi un attimo e prendersi del tempo.
Rallentare, insomma.
Delicato, dolce e suggestivo.
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“Le parole della pioggia” di Laura Imai Messina, Einaudi editore . Un libro tra le mani.

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