“I CONVITATI DI PIETRA” di Michele Mari
(Einaudi)
Ho letto questo libro “prima” che il pulmino dello Strega diventasse palcoscenico della questione Murgia, quindi libera da ogni condizionamento, e posso dire che l’ho letto con un gran gusto.
É un Mari un po’ diverso dal solito, pregno di un umorismo nero e un gran cinismo, ma sempre attentissimo alla lingua, a rimandi culturali, altissimi e pop, e a quello che si nasconde sotto un racconto apparentemente grottesco e immorale.
1975 – 2054
I compagni di classe della III A del Liceo Berchet di Milano, subito dopo l’esame di Stato, stringono un patto che con il passare degli anni si rivelerà più macabro del previsto: decidono di incontrarsi a cena ogni anno (esattamente nel giorno della loro maturità), per monitorarsi nel tempo e scoprire chi saranno gli ultimi tra loro a morire.
Non solo, gli ultimi tre sopravvissuti potranno godere di un’ingente somma di denaro, frutto di un contributo annuale versato da ciascuno di loro.
Una sorta di lotteria della vita per esorcizzare la morte (insomma!!!) il cui vero premio finale è in realtà svanito molto tempo prima, la giovinezza.

Funzioni letterarie e tempo che avanza
A me è sembrato evidente fin da subito che i personaggi del romanzo fossero in realtà delle funzioni narrative aventi lo scopo di sottolineare i tic, le nevrosi e le ossessioni dell’essere umano portandoli all’eccesso, non ho cercato l’introspezione né tantomeno la verosimiglianza con la realtà, quindi non ho affatto patito (come é accaduto a molti) la mancanza di una profondità di pensiero che non era destinata ai singoli personaggi (molto macchiettistici), ma semmai ad una riflessione fatta a posteriori sul senso del tempo e su quell’invincibilità tutta giovanile che si logora col passare degli anni.
C’è un momento della vita in cui ci sentiamo immortali ed è proprio lì, in quell’attimo, che senza saperlo diamo inizio ad un gioco al massacro che ci vedrà inesorabilmente perdenti, a prescindere dalle nostre strategie, poiché il nostro avversario è l’unico possibile vincitore, lui sì davvero immortale: il tempo.

Spietatezza e pietas
Un romanzo d’intrattenimento, ritmato e veloce, ironico e feroce, che fa delle “rimpatriate di classe“, già abbastanza temute da gran parte degli ex-studenti, un vero e proprio teatrino dell’orrore.
Sempre raffinato, certo un po’ manieristico ma accessibile a tutti, piacevolmente nero e nichilista, pieno di riferimenti toponomastici, cinematografici e fumettistici (questi ultimi due forse un po’ troppo tirati per le lunghe).
Mari é comunque riuscito a far sedere alla stessa tavola “spietatezza” e “pietas“.
Sul finale si addolcisce un po’, smussa gli angoli e regala piccoli momenti di tenerezza che mi hanno riportato alla mente alcune sfumature delle sue poesie a Ladyhawke…
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“I convitati di pietra” di Michele Mari, Einaudi editore . Un libro tra le mani.

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