Luminal è il terzo e ultimo capitolo della trilogia dell’incoscienza, scritta da Isabella Santacroce negli anni Novanta. Fu inaugurata con Fluo nel 1995, poi proseguì con Destroy, pubblicato un anno più tardi, e conclusa appunto con quest’ultimo romanzo datato 1998. Tutti e tre i volumi vennero proposti dalla Feltrinelli, ma oggi si possono rileggere nelle edizioni curate da Il Saggiatore.
Dopo questa introduzione informativa passiamo al libro, perché Luminal è senza dubbio l’esperimento più hard del trittico scritto dall’autrice riminese: per carità, anche Destroy e Fluo sono caratterizzati da una scrittura decisamente psichedelica e alternativa, ma Luminal forse richiede un impegno maggiore. Perché la scrittura si fa allucinazione, delirio e caos, si fa frammento che non intende ripararsi, né trovare incastri con altri frammenti per restituire una parvenza di universo classico e comprensibile. È necessario, dunque, slegare la barca delle nostre conoscenze umane e lasciarsi trasportare da un flusso di parole inizialmente alieno, ma che via via è possibile decodificare se ci si predispone a entrare nel mondo letterario, e non, di Isabella Santacroce.
E allora ecco che si viene catapultati dove la trasgressione è normalità ma anche appiglio, salvezza, atteggiamento di chi nel mondo non ha trovato altro se non disagio e incomprensione. Come Demon e Davi, due ragazze giovanissime, senza una precisa collocazione nella società, che dunque optano per costruirsi una realtà alternativa e allucinata, che da una parte restituisce loro vita, dall’altra gliela toglie, sfilandogliela piano piano, lentamente, fino a lasciarle esangui a fare i conti con i propri mostri, fatti di estrema solitudine, completa alienazione, sesso estremo che sembra quasi punitivo. Perché è necessario stemperare il timore di svanire nel nulla, il disorientamento, dai quali non ci si può difendere combattendoli, bensì cercando di diventare loro alleati, per mitigare dolori e sofferenze.
“Ripenso agli amori che non sono stati miei perché non ho voluto riconoscere e possedere per quell’antico mutare di ogni sentimento grazie al tempo. Ho letto di amori francesi narrati da abili scrittori e in ognuno ho riconosciuto quella debole tensione del desiderio. Desiderio che adoro per la sua vulnerabile esistenza che appare sconvolgendo e svanisce in un battito stanco di libellula. Desiderio che non voglio conoscere perché inquieto come me e io non sono che desiderio e con lui mi annullo”.
Faccio sempre grande fatica a esprimere un giudizio obiettivo su Isabella Santacroce, una delle mie scrittici preferite in assoluto per diverse ragioni: per la sua totale originalità, per il coraggio di sperimentare una scrittura che senza dubbio non è per tutti, ma è per chi ha voglia e buona predisposizione a lasciare il mondo letterario conosciuto e sicuro per esplorare, anche a tentoni a volte, un universo altro. Un universo sconosciuto, fatto di pezzi di vita che scorrono veloci, di luci accecanti al neon che confondono vista e pensieri, ma che lasciano addosso la sensazione di aver compiuto un viaggio letterario decisamente fuori dagli schemi, dunque straordinario.
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“Luminal” di Isabella Santacroce, edizioni Il Saggiatore. Libri in Pillole.

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