“Sarah, Susanne e lo scrittore” di Éric Reinhardt: intimità, ferite e rinascita“

Alcuni fatti preparano situazioni gravi, fastidiose. Non te ne accorgi subito. Succede anche che getti la spugna pensando che certe questioni possano risolversi da sé, con il tempo. Non ti fidi, eppure lasci stare. Poi, succede qualcosa che mette in chiaro, in modo definitivo, la verità. Precipiti nel vuoto che ingoia la disperazione. All’inizio vedi tutto nero cadendo nell’apatia dello stordimento. Poi, rinsavisci e ragioni. Rifletti, porti la mente alla vera natura di quei fatti che leggevi in un modo e che erano altro.

Metti in discussione molte cose, soprattutto te stessa. Non ti perdoni la leggerezza che ti ha spinto a non cogliere i segnali che raccontavano una realtà evidente. Comprendi gli errori. Senti che devi affrontare quei momenti lì attraverso il ricordo per pulire i fatti da qualsiasi dubbio, rimorso, rancore, suggestione e illusione. Una volta schiodate dalla testa certe frustrazioni, sarai libera di adattarla ad una nuova vita e apprezzerai, così, una nuova bellezza.

In Sarah, Susanne e lo scrittore di Éric Reinhardt conosci la storia di una donna, Sarah, che a quarantaquattro anni decide di raccontare la sua vita a uno scrittore affinché ne scriva un romanzo. Cambieranno alcuni dettagli: la protagonista si chiamerà Susanne, farà un lavoro diverso, vivrà a Digione. La vicenda che ha stravolto la vita della donna, però, resterà la stessa. Dopo più di vent’anni di matrimonio, Sarah, non si sente amata come un tempo. Inoltre, lui possiede il settantacinque percento della loro casa coniugale, e non la metà, come aveva sempre pensato. Lui la ignora, in tutto. Sarah decide di allontanarsi da casa per qualche tempo, un modo per mettere il marito sotto pressione, ma succede qualcosa che le permetterà di scoprire come lui sia quello che in realtà non è.

Il romanzo è intimo. La narrazione porta ad un faccia a faccia con la verità che, quando è tosta, è difficile da accettare. La scrittura è ripartita tra evocazione e riflesso nell’agganciare ciò che si è rotto.

“Sarah, Susanne e lo scrittore” di Éric Reinhardt, edizioni Fazi.

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