Le azioni sopravvivono quanto le decisioni forti. Non accade nulla quando non si ha animo per niente. Gli assalti alla dignità sono pietre che costruiscono una speranza per un domani diverso. Il peso del fardello delle umane disgrazie, specie dei più deboli e più sfortunati, morde la volontà di chi riporta in vita il cambiamento atteso, evocato e ostacolato. Essere avanti nelle idee, per lungimiranza culturale, spinge quanti ne abbiano le capacità a farsi promotori di una rivoluzione di pensiero che si muove verso la vera giustizia. In questo modo, si smuove quello che di stantio resta nelle menti della gente rassegnata e di quella che la vorrebbe ancora ignorante e sottomessa.
Quando scatta qualcosa di fresco, di somigliante a un nuovo percorso che si configura come apripista di cronache tutte da scrivere con il trionfo delle conquiste, ottenute anche attraverso grandi fallimenti, è l’ora dell’audacia più forte. Non esiste nessun guanto di sfida. Sarebbe un grave errore pensare che il cambiamento sia una un duello su questioni, sottotraccia, lasciate in sospeso. Il bene comune, soprattutto dei più disgraziati, non può diventare la posta in gioco di una mano che deve ritrarsi per evitare di perdere ogni cosa, ma è l’appello alla propria dignità per scongiurare che la frana si porti via tutto, idee comprese.
In Sangue delle Langhe La saga dei Barolo di Marina Marazza entri in una storia di ostinata determinazione. Alla incoronazione di Napoleone Bonaparte, a Parigi, Juliette Colbert, di nobili natali, conosce il marchese Tancredi di Barolo. È un colpo di fulmine, per entrambi. Pochi anni dopo Juliette diventa Giulia di Barolo. Segue suo marito nella splendida e terribile Torino della Restaurazione. In una delle prigioni della città sabauda, intanto, è rinchiusa Angel Agnel, uxoricida: ha accoltellato il marito ubriaco che tentava di violentare una delle sue figlie. Sono donne diverse che il destino ha intrecciato le loro storie nel fermento della rivoluzione industriale, delle prime lotte per i diritti dei lavoratori e delle conquiste sociali di cui Giulia di Barolo diventa intrepida sostenitrice. C’è molto da fare anche nelle carceri dove le prigioniere sono dimenticate senza più alcuna speranza di riscatto, ma anche tra i poveri che chiedono pane e giustizia. E Giulia trova il tempo anche di occuparsi delle tenute di famiglia nelle Langhe dove si produce un vinello che, con i nuovi metodi importati dalla Francia, potrebbe diventare un vino più nobile e corposo. La marchesa non rinuncia alle sue idee, né al suo amore né alle sue battaglie.
Il romanzo storico ha una forza narrativa impressionante. La storia è costruita in modo affascinante sin dalle prime battute. I protagonisti, specie le figure femminili, sono trattati con una tale padronanza sotto il profilo psicologico tanto da farne delle vere icone. La scrittura è magnifica. I dialoghi sono giusti, appropriati, dicono più di quello che l’autrice lascia su carta. Lo stile della Marazza è inconfondibile e inimitabile.
“Sangue delle Langhe” di Marina Marazza, edizioni Solferino.


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