“L’equilibrio di una cosa che cade” di Silvia Celani: un romanzo intenso e delicato

Ci sono dolori che non ti lasciano mai. Il pensiero è lì, anche quando tutto pare normale. Abbandonare quel dolore significherebbe un po’ dimenticare ciò a cui tenevi tanto, ciò che era importante. Allora, aggiungi dolore al dolore per essere vivo, per non spegnerti nell’apatia del nulla o nel fuoco della rabbia che accende e distrugge. Ognuno lo attraversa come gli viene. Si è indomabili nella sofferenza che trattiene tutte le parole, pure ed impure, impigliate nel silenzio che le schiaccia una ad una sino a farne un macigno che resta lì nel buio dell’abisso.

Il dolore non chiede di essere capito ma ascoltato. La consolazione sta nella verità: nell’accettarla, nel salvare gli occhi tristi e l’anima a pezzi. Tenersi tutto dentro non giova a niente. Escogiti un modo per con crollare pensando di farcela. L’equilibrio, però, è una cosa lontana dall’essere padroneggiato con disinvoltura. Bisogna cadere, vivere il dolore, per sentire che la vita scorre nonostante le mancanze, le perdite, le illusioni scomposte nel disordine di ciò che non si può mai prevedere. Vorresti dormire a lungo, perderti nel sonno più profondo, non sentire niente, lasciare tutto dietro. Spegnere la mente per azzerare la sofferenza. Puoi farcela da solo, succede. Quando però il dolore si impossessa di ogni cosa che diventa troppo grande da gestire, da sopportare, da portare avanti, da respirare, allora bisogna arrendersi. Farsi aiutare. Non è una sconfitta oppure segno di debolezza. È volersi bene. Solo così puoi mantenere lucido il ricordo di qualcosa o qualcuno che resta per sempre nella sua parte più bella lasciando che sia memoria, buona, e non strazio che sbarra la vita.

In L’equilibrio di una cosa che cade di Silvia Celani, edito da Garzanti, entri nelle pieghe più nascoste di un dolore chiuso. Nico è una ragazza intelligente, quasi un genio. È introversa, scontrosa, per tutti è antipatica. È un mistero di ragazza. Non parla mai con nessuno di sé stessa, nemmeno con l’unica amica che ha. A Nico piace osservare il cielo dalla finestra nella speranza che le stelle le rivelino il segreto per diventare inattaccabile. Poi, di punto in bianco, a casa sua arriva Damiano. Il padre di Nico, allenatore di calcio, ha deciso di accoglierlo per strapparlo a un presente difficile e di portarlo in campo perché è un vero fenomeno. La giovane non può opporsi alla decisione del padre. Dovrà conviverci. Damiano comprende subito, dietro la sua ostilità, un dolore che conosce bene. Vede in Nico il suo essere riflesso, un’anima ferita, solitaria e profonda. La giovane, grazie all’aiuto di una professoressa e dello stesso Damiano, capirà che per guarire dal dolore deve affrontare il rischio di soffrire.

Il romanzo porta il peso di una storia profonda, intima, delicata. La narrazione sembra fatta di preghiere, di silenzi, di qualcosa che va capito per salvarsi da un dolore che non ti fa respirare. La scrittura è magnetica. Dice anche quello che l’autrice tace. Il lettore sente il dolore. Ognuno ha patito e affrontato il suo e riconoscersi, in parte, in quello dei protagonisti rende tutti simili dianzi all’equilibrio di una cosa che cade.   

“L’equilibrio di una cosa che cade” di Silvia Celani, edizioni Garzanti.

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