Il male ha volti e tempi diversi. Non ha confini. Ricorda facce e posti che parlano di orrore. Il male non è mai lo stesso anche quando le dinamiche presentano la stessa firma. Si può chiamare in tanti modi, in esso c’è spesso l’esaltazione della follia come padronanza di un potere di controllo assoluto. Diavoli in carne ed ossa che non sono schedati, che fanno perdere le proprie tracce tra le carte. Piegare la mente di alcuni soggetti, specie di quelli che si mostrano più fragili, è una mossa che solo gli animi crudeli sono in grado di mettere in atto.
Persone del genere possono creare concetti di dominio attraverso l’elaborazione di idee, a loro dire, rivoluzionarie che vanterebbero un legame con qualcosa di indefinito che si accosterebbe al reale con espedienti precisi. Aggiungere dell’altro, in una tale misura, sarebbe come perdersi nel labirinto di un racconto che non avrebbe senso, se non per chi ci crede. Il simbolismo, per uomini di siffatta natura, è una precisa lettura di esecuzione nella oscura speranza di ripristinare l’ordine che brucia e traduce numeri in storie. Creare una discendenza di sudditi, obbedienti, privi di qualsiasi emozioni ed affetti. Tutto inquadrato in un contesto di predominio in piena regola in cui gli omicidi e le violenze sono la manifestazione di un fine, folle e scellerato.
In L’educatore Il male non ha un solo volto di Antonio Lanzetta conosci una storia incredibile e di paura. Il giudice Borrelli è stato ucciso nella sua auto, parcheggiata nel cortile della sua villa a Raito, in provincia di Salerno. Qualcuno gli ha sparato a bruciapelo in testa con una sparachiodi. Fausto De Santis, vicequestore di Salerno, indaga sul caso. Un indizio attira la sua attenzione: una sequenza di numeri scritti con un gessetto bianco sullo sportellino del vano portaoggetti dell’auto della vittima. Numeri, che all’inizio non dicono nulla, ma che poi svelano un mondo di terrore, di obbedienza, di follia. Quello che inizia come un caso isolato si trasforma presto in una serie di delitti che si verificano a Salerno ed Amalfi. Tutto sembrerebbe rimandare ad un caso archiviato e a un serial killer, l’Educatore, morto da tempo. Che cosa e chi si nasconde dietro a questi efferati fatti di sangue?
Il romanzo è sorprendente. Tutto è collocato nei punti giusti: legami, coincidenze, ipotesi. La narrazione è incalzante. La storia è costruita molto bene. Lo scrittore è preparato su alcune tecniche investigative ed è bravo nel non far intuire il colpevole. Lo rivela al momento opportuno, spiazzando il lettore per l’incredulità della scoperta. La scrittura è magistrale.


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