Il pericolo spaventa. La guerra, poi, trasforma qualsiasi cosa. Impari a sopravvivere, a combattere, ad avere coraggio. Essere controllati, misurati nelle parole, sottoposti ad imposizioni dure e violente sulla base di idee di regime, cancella ogni forma di libertà. La gente ha bisogno di pane e pace. Il controllo sulla vita di tutti porta alla ribellione, a rivendicare i propri diritti. Il sacrificio di ognuno non si perde nel nulla, comprende la possibilità di cambiare un sistema di sottomissione ad una dittatura che guarda solo al proprio potere.
Dopo il silenzio, l’accettazione forzata, si rompono le righe per evitare di lasciarsi inghiottire dalla costante paura. Le minacce sono pressanti, il rischio è quotidiano. Bisogna pur fare qualcosa, rimboccarsi le maniche assumendosi responsabilità e coraggio per uno spiraglio di luce che sovverti la violenza, che incombe sui popoli oppressi dalle guerre, in punti saldi di pace. Allora, viene il coraggio e si presenta con una forza impensabile quando la sopportazione è al limite, soprattutto quando si rifiuta qualsiasi tipo di sopraffazione. La libertà è un valore, un diritto, una conquista per una promessa luminosa verso sé stessi e verso gli altri. Da soli si progetta, insieme si costruisce. La voce sommessa diventa coro unanime.
In L’alba della nostra libertà di Barbara Cagni conosci una storia preziosa. Milano, 8 settembre 1943. Tutti si fermano ad ascoltare l’annuncio dell’armistizio. Perfino nella casa di tolleranza, gestita da Marilù, le ragazze escono dalle loro stanze per esclamare che “la guerra è finita”. In realtà, sta per avere inizio la fase più dura del conflitto, in cui sarà difficile capire di chi potersi fidare davvero. Dopo anni passati come prostituta e poche speranze di affrancarsi dalla propria condizione, per Marilù l’obiettivo primario è di mettere in salvo la figlia Cecilia. Si fa aiutare da Venera, una studentessa di Storia dell’Arte, che vive da sola e che piano piano acquista consapevolezza di sé grazie ad una relazione tormentata, travolgente e proibita. Marilù resiste, cercando di tenere al sicuro le sue ragazze e aiutando i partigiani del quartiere. Venera entra nella Resistenza per opporsi alla situazione generale insieme ad altre donne di Milano, stanche di non avere voce in capitolo. In una città stremata dalla fame, dai bombardamenti, sono proprio le donne, rimaste sole, ad allearsi e farsi forza tra di loro. Dalle operaie nelle fabbriche, alle studentesse, dai ceti popolari, alla borghesia, tutte hanno un obiettivo comune: tornare libere.
Il romanzo, ispirato a storie vere sulle donne che hanno fatto la Resistenza, è una conquista non solo narrativa, ma anche di valori. La scrittura è equilibrata, aperta agli slanci emotivi e dettata dalla capacità di trasmettere al lettore anche ciò che non si legge, ma che si avverte nelle sensazioni più dirompenti.
“L’alba della nostra libertà” di Barbara Cagni, edizioni Fazi.


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