Il passato segue la geografia dei luoghi, dei volti, delle storie. Da esso nasce anche il dolore che racconta di cose irrisolte, sospese tra la paura e il silenzio. È un carico pesante da sopportare e da portare appresso ogni giorno finché non ci si riconcilia con ciò che ha definito umori, questioni e giudizi.
Si fa fatica a superare il tempo lontano che accorcia le distanze attraverso la memoria. I ricordi rovistano tra i fatti che portano al precipizio emotivo. Il passato e il dolore non sono deviazioni di un giro di suppliche, di promesse lanciate nel vuoto. Inascoltate. Devi farti acqua, lacrime, per cogliere e comprendere quello che rifiuti, che allontani con il bisbiglio di una preghiera. A salvarti saranno il risveglio, la voce della coscienza, l’urlo soffocato delle origini. Avverti il fuoco della scoperta, ma cammini sulla cenere per sentire la sabbia di casa. La vita è dolore. È anche invenzione per sopravvivere alla miseria, alla verità, quella terribile, che può essere conchiglia o mare mosso.
In La malarema di Alessia Castellini, edito da Piemme, conosci una storia fatta di silenzio e di attesa. Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi in acqua per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata. Un giorno accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e lei non parla più. La sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell’entroterra, trascorre il suo tempo tra le mura dell’Opera pia, una struttura per “donne traviate”, gestita da suore severe. Lì trova posto dopo essere stata scambiata per un’adultera in fuga. Rossella ha imparato ad amare la sua prigione. Spaventata dall’ambiente esterno, nasconde nella memoria il ricordo della sua famiglia che si è sgretolata per sempre.
Il romanzo è magnifico. La storia, che urla dolore e silenzio, non tace le macerie emotive che si è costretti a vivere dinanzi a nessuna scelta, nemmeno di fronte alla fuga per restare a galla in una vita di preghiere e penitenza. La prosa nasce dal fondo della sofferenza e si fa luce, nascita. È delicata come i fili di bisso, trama di identità e di conforto alla verità, che è preziosa in ogni sua luce.


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