Al cuore non si comanda, si dice. Imposizioni e regole sono la traccia di una preventiva sconfitta. I compromessi, poi, reggono i fili di storie che pendono più sui tradimenti che sulla rassegnazione di accettarli. La sostanza dell’amore sta tutta negli occhi. Vedi ciò che agli altri sfugge oppure scorgi quello che risulta inesistente nella realtà. Non hai difese e non le conosci nemmeno. Ti lasci cadere nella disperazione quando il silenzio si fa insistente e ostinato.
Ti ribelli nell’unico modo che ti viene in mente: facendoti male. Attiri l’attenzione e ritorni in careggiata avendo smosso il senso di colpa di chi ti ha lasciata in disparte. Non c’è una via di mezzo quando ami. Se ci sono cose che urtano la coscienza, e sono troppe e troppo gravi, esiste la rottura di una relazione sentimentale. I legami nascono e finiscono, non sempre però e non tutti. Alcuni sono indissolubili, pur con le loro pesanti criticità. Restano e resistono per sempre. I tormenti tenuti nello stomaco diventano sangue avvelenato e la gelosia c’entra poco e niente quando un rapporto scivola nel disaccordo di idee politiche nell’unione di coppia.
In Eva Un divano per l’eternità di Helga Schneider conosci l’amore malato tra Hitler ed Eva Braun. Lei, giovanissima, a diciassette anni, incontra Adolf. È una ragazza con una forte voglia di indipendenza e si scontra spesso con la famiglia che non accetta un leader, quarantenne, destinato a sconvolgere il mondo con la sua politica persecutoria nei confronti degli ebrei. Eva vive un rapporto ombra con Hitler. Tutti sanno che è la sua amante, non gli è mai accanto pubblicamente nelle circostanze istituzionali. Conduce un’esistenza privilegiata, tra lusso e sfarzo, in una relazione tossica che la divorerà tra gelosia e tormenti di coscienza per la politica che Hitler mette in campo per la sua sete di potere. Il loro primo incontro si tiene su un divano rosso come il sangue che verrà.
Il romanzo è interessante. La storia scava in profondità nella psicologia di Eva che pur amando Adolf Hitler è sconcertata dagli eccessi della sua dottrina politica. Non è insensibile al dramma di quanti si avviano ad un’immane catastrofe, ma dinanzi ai privilegi di cui gode e alla sicurezza della bella vita che conduce mette a tacere i rimorsi.


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