“La vegetariana” di Han Kang: il corpo come ultimo baluardo di libertà

Su di una persona come me che non mangia né carne né affettati da quasi otto anni, il titolo LA VEGETARIANA esercita senz’altro un’attrazione potente. Era da tempo che volevo leggerlo e finalmente è arrivato il nostro momento e l’incontro con Han Kang, della quale non avevo ancora letto nulla.

La spinta me l’hanno data due eventi: il fatto di essere stato scelto come lettura per un Salotto Letterario a cui partecipo nella sola veste di lettrice (urrà!) e aver ascoltato Daria Deflorian leggere brani tratti da un altro libro di Kang, “Atti umani” all’ultimo Bookpride a Milano (e Deflorian è attrice e regista dell’adattamento teatrale de “La vegetariana”).

«Perché, è così terribile morire?»

Un gesto potente e rivoluzionario

È un romanzo disturbante e magnetico che esplora il corpo come ultimo baluardo di libertà contro le imposizioni sociali. La protagonista, Yeong-hye, dopo aver fatto un sogno, smette di mangiare carne. E, via via, tutto quanto, per diventare una pianta. Ma non vuole smettere di vivere. Vuole smettere di vivere come noi, che siamo un’umanità dannosa, assassina, violenta. Mette in atto un gesto politico potente, irrazionale e rivoluzionario.

Tre prospettive narrative distinte

Quest’opera parla così di identità e ribellione attraverso tre prospettive narrative distinte ed è strutturata in tre parti, dove la protagonista non ha mai voce diretta ma viene raccontata attraverso tre punti di vista esterni.

Nella prima parte, la voce narrante è quella del Marito, una voce fredda, pragmatica, quasi burocratica, mediocre e meschina: racconta la scelta di Yeong-hye come un’anomalia da correggere, come un fastidioso atto di ribellione alla normalità, rivelando un mondo fatto di conformismo e controllo.

La seconda parte, filtrata dallo sguardo del Cognato artista, introduce un registro sensoriale e ossessivo: il corpo diventa opera, desiderio e trasgressione, con una tensione estetica inquietante, restituendo il corpo di Yeong-hye in un feticcio artistico ed erotico.

Nella terza parte, la Sorella prende la parola, ed è l’unica voce empatica, intrisa di un dolore lucido che riflette sulla propria vita e sul peso delle aspettative: il tono si fa più intimo e doloroso, restituendo una dimensione umana e fragile alla vicenda, tra senso di colpa e incomunicabilità.

«Il dolore era come un buco che la inghiottiva, una fonte di paura intensa eppure, al tempo stesso, una strana, silenziosa pace.»

La scrittura di Han Kang

Lo stile di Han Kang ricalca le tre parti adattandosi a esse, pur mantenendosi sempre essenziale e perturbante, con un perfetto equilibrio tra lirismo e crudezza. Con una scrittura evocativa e sensoriale, utilizza frasi pulite che scavano in profondità, trasformando immagini disturbanti in pura poesia e lasciando emergere il non detto con forza silenziosa. Sa scandagliare i tabù sociali e la psicologia dei personaggi senza mai cedere al sentimentalismo.

✍️ L’Autrice: Han Kang, scrittrice sudcoreana premiata con il Premio Nobel per la Letteratura 2024, è celebre per la sua prosa intensa e per la capacità di esplorare la fragilità umana e la violenza con rara delicatezza poetica.

E quindi?

Questo romanzo è stato per me un’esperienza di lettura viscerale che mi ha a tratti angosciata, soprattutto per la capacità di Han Kang di mettere su carta paure ed emozioni, ma anche la mancanza di emozioni, mixando delicatezza e violenza nel trattare tematiche complesse, in un modo decisamente rivoluzionario. Angosciata positivamente, s’intende. Premio Nobel meritatissimo.

(traduzione di Milena Zemira Ciccimarra) 

 

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LA VEGETARIANA di Han KangAdelphi. A Garamond Type.

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