Di Versi in Versi: “Non potevo metterci anche l’orizzonte” di Paola Setaro

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di “Non potevo metterci anche l'orizzonte”, di Paola Setaro (Edizioni La Gru).

Per “Di Versi in Versi”, vi proponiamo la lettura di “Non potevo metterci anche l’orizzonte”, di Paola Setaro (Edizioni La Gru).

L’esperienza della perdita in poesia e fotografia

«…c’è chi scrive per resuscitare

io lo faccio per dimenticare…»

È racchiuso in questi versi il senso del lavoro fatto da Paola Setaro con “Non potevo metterci anche l’orizzonte”. Utilizza, l’autrice, l’immagine poetica, e anche quella fotografica, (anche questa a sua firma) per raccontare l’esperienza della perdita, la memoria che ferisce e che si tenta di rinnegare a passo claudicante. E allora ogni dettaglio diventa spunto, o sunto di un essere (o esserci) stati.

Il verso della Setaro ci porta alla stretta di una parola che non ci dà tregua, che parla di sottrazioni, macchiate da colpe:

«Non mi ispiro a nessuno

mi riconosco sola

in una corsa tutta mia

verso la sottrazione

da colpe e negazioni».

La sottrazione, il silenzio, il dolore che diventa voce collettiva

Paola Setaro

I componimenti dell’autrice sottraggono, sono uno stampo, da cui eliminare la materia in eccesso. Esattamente come fa la narrazione fotografica, tutta “giocata” sul chiaroscuro, che cattura l’occhio, lasciandoci liberi di “atterrare” laddove ci sentiamo più a nostro agio. Ed è così, liberi, che ci immaginiamo la catastrofe, le attese, il centro metropolitano, i pensieri – che invece albergano nella periferia.

Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente”, ci ricorda Cesare Pavese. Allo stesso modo la Setaro ci ricorda quanto elementare sia il dolore, e come tale capace di accomunarci, non distingue, non seleziona, è.

E così il dolore diventa voce collettiva. Anche se non urlato, anche se ha la sua genesi nel silenzio:

«Se tu hai messo il silenzio

io non potevo metterci anche l’orizzonte».

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