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“Tre gocce d’acqua” di Valentina D’Urbano: recensione libro

Perfetto contro il blocco del lettore, “Tre Gocce d’acqua” è il settimo romanzo della giovane scrittrice romana Valentina D’Urbano che, con la sua scrittura estremamente contemporanea e diretta, ha la capacità di catturare e avvincere il lettore nella sua rete narrativa in maniera intelligente, con una storia potente e che lascia il segno.

Cover Tre gocce d'acqua
La copertina di “Tre Gocce d’acqua” di Valentina D’Urbano

Le Tre gocce d’acqua del titolo sono Pietro, Celeste e Nadir che crescono intrecciando le loro vite in maniera discontinua, ma fortissima, creando dei vincoli affettivi intricati, problematici e letteralmente indissolubili, che li segneranno per sempre. Celeste e Nadir, coetanei, sono rispettivamente fratellastro e sorellastra di Pietro, il maggiore. Tra loro non scorre nessun legame di sangue, ma li lega indissolubilmente l’amore viscerale per il fratello oltre che una gelosia incontrollabile: i due sono in competizione per cercare di catturare l’attenzione di Pietro che, distante da loro per età e interessi, è completamente concentrato sui suoi studi e la sua passione per la politica che lo porterà, infine, a partire per la Siria, spezzando il seppur fragile equilibrio creatosi.

Non esiste un termine in italiano per definire quello che Celeste e Nadir sono l’uno per l’altra, ma è potente. E loro lo sanno, lo percepiscono, sin dal primo incontro, da bambini, quando inizia una rivalità e un gioco crudele e feroce tra loro. Una conflittualità che persiste per tutta la loro infanzia e l’adolescenza, che si trasforma e cresce assieme a loro, spingendoli a riflettere e a interrogarsi sul loro rapporto.

Eccola che affiora, non possiamo nasconderla. Abbiamo la stessa radice io e te”.

Una narrazione potente

Il romanzo di Valentina D’Urbano ha diversi piani di lettura: il primo, più evidente e assolutamente soddisfacente già di per sé, è sicuramente quello del “semplice” racconto. La storia di Celeste, Nadir e Pietro è portata avanti con una costruzione a piani temporali intrecciati e una narrazione in prima persona che favorisce l’empatia e l’affezione e piacerà particolarmente a quei lettori che cercano emozioni forti e grandi passioni.

“Forse avrei preferito vederli profondersi in smancerie, saltarsi addosso davanti ai miei occhi. Si sa che le cose sono tanto più atroci, tanto più dolorose quando non ne conosci l’esatta dimensione, la sequenza precisa dei gesti. A volte era più forte di me e cedevo, finivo per immaginarmeli, in un oceano di bile e rancore nello stomaco”.

I punti di svolta della storia dei tre ragazzi sono presentati in maniera non lineare, ripercorrendo il loro passato alla luce di ciò che già sappiamo del loro presente, e questo rende la trama avvincente e complessa al punto giusto.

Valori universali

Eppure la storia – all’apparenza così peculiare e unica – e le dinamiche tra i personaggi – a loro volta così estreme da sembrare non ordinarie – non sono il più forte dei ganci che il lettore trova in Tre gocce d’acqua di Valentina D’Urbano.

Grattando subito sotto la superficie della trama, infatti, in maniera leggermente più sotterranea, e per questo non banale, si nasconde una riflessione molto acuta e assolutamente universale. Sulla ricerca e la definizione di se stessi; sul potere di alcuni sentimenti che arrivano a sconfinare nell’ossessione; sui vincoli imposti dalle convenzioni e sul senso profondo della famiglia in una società contemporanea che, sebbene si trovi a confrontarsi con realtà molteplici e intricate, ancora non è del tutto pronta a liberarsi del significato semantico tradizionale del termine.

“Le parole creano recinti, corde, un cappio che non stringe ma resta lì a segarti il collo per tutta la vita. Allora meglio così, dimenticarsene, lasciar perdere, semplificare le cose e fingerci normali”.

Per tutte queste ragioni, Tre gocce d’acqua è un romanzo consigliatissimo, perché, sebbene in un contesto estremizzato, porta alla luce dinamiche e riflessioni che di sicuro appartengono ai Millennials. La ricerca disperata di se stessi e del proprio posto nel mondo, l’accettazione dei propri sentimenti negativi più spesso che positivi, è, infatti, un’esperienza che chi è sopra i trenta sicuramente ha vissuto, o sta vivendo, e vedersi sbattuta in faccia una descrizione tanto onesta e sincera di personaggi così, che non vengono condannati o colpevolizzati, aiuta.

“A forza di cercare la sorgente delle cose finisci per trovarla, e se sei costretto a bere non è detto che ti piaccia. O che non possa avvelenarti”.

Tre gocce d’acqua di Valentina D’Urbano, Mondadori Edizioni, 2021. Monica Gasbarri

Monica Gasbarri

Gioco a pallavolo, adoro leggere e fare fotografie. Guardo tantissimi film e serie tv in lingua originale, ascolto musica (principalmente elettronica e indie, ma non ho pregiudizi).
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