Un libro tra le mani

“Oppure il diavolo” di Luca Tosi: la ferocia della provincia

OPPURE IL DIAVOLO (Luca Tosi)

(TerraRossa edizioni)

 

“I miei trentun’anni a Poggio Berni, tutti in apnea, li ho vissuti”

 

Nascere in un piccolo borgo di provincia significa vivere in una comunità ristretta che può essere tremendamente feroce e la cui ferocia risiede principalmente nelle chiacchiere, nei facili giudizi e nei tantissimi pregiudizi, nell’etichettare ed emarginare, perché nei luoghi dove “tutti conoscono tutti” ti salvi soltanto se sei in linea con ciò che viene ritenuto normale, da loro.

Se a questo si aggiunge l’essere figlio di una madre anaffettiva, sempre inquieta, che avrebbe fatto volentieri a meno della tua nascita e che ti tira su a sganassoni e tozzoni sulla testa, allora sì che crescere diventa un’impresa non da poco.

 

“O sarà che son timido, e qui la colpa è di mia mamma: i suoi tozzoni m’han tolto il piglio di parlare già da piccolo. Mi sono sempre mancate, le parole, forse c’ho troppo da dire tutto in una volta e non esce niente? Alcuni crescendo trovan la quadra, l’annacquano, la timidezza. Io no, una quadra non l’ho mai trovata.”

 

 

Tosi è molto bravo a restituirci quest’atmosfera di provincia, intesa non solo come luogo geografico ma anche e soprattutto come luogo mentale, con una storia senza apparenti vie d’uscita per chi, rivestendosi d’indifferenza, cerca di farsi scivolare tutto addosso e attraversare la vita con tranquillità, tenendosi stretti quei pochi, pochissimi momenti belli che gli sono capitati: una vicinanza, un leggero fiato sul collo e un bacio inaspettato che finiscono per riempirgli il cuore, la testa, i pensieri e i ricordi per sempre, come unico gancio a cui appigliarsi per non cadere nello sconforto.

Ma la gente è piccola (non solo il paese), è cattiva, e gli insulti non tardano ad arrivare.

L’esasperazione per lo scherno, per gli sfottò continui che ingoia in silenzio, oppure proprio il diavolo che gli propone delle soluzioni alternative, portano Natale a compiere gesti, a volte piccoli a volte grandi, che lo risarciscano un po’ delle umiliazioni subite, delle piccole grandi vendette insomma.

Ma lui è buono, buono come i cremini-gelato che mangia continuamente, buono come chi, quando cammina, ha paura di spezzare il collo ai fili d’erba, buono come chi capisce che, per quanto manesca e insofferente sia stata sua madre, almeno l’ha avuta e inconsciamente amata.

 

“Mi dicevo che non dovevo dispiacermi, che traslocasse dal mondo, che mi odiava, però m’è mancato, dopo, non aver più un nemico per casa. Ero abituato ad avercelo. Era cattiva, una furia, però almeno c’era. C’avevo il suo esserci. Non pensavo mai solo per me, ma per due nello stesso tempo. Di botto, non c’era più. Finiti, i suoi giorni. Prima eravamo io e lei, uno contro l’altra.

Morta lei, io contro io, ero rimasto. Casa nostra era come impagliata. Stanze, corridoi. Tutto incriccato. Un silenzio del diavolo”.

 

Leggi e vedi, vedi e senti tutto…

Lo vedi il paesello, il bar con le sedie e i tavolini di plastica lasciati fuori anche di notte, la senti l’aria annoiata di chi su quelle sedie ci passa le ore a guardare la piazza, lo vedi Natale… come una sorta di scemo del villaggio, ma con un mondo dentro!

 

“Io non c’ho ricordi di altre vite, però di alcune morti sì. Certe volte mi sembra di sapere come ci si sente, a esser preso sotto da un autobus, o a finir fucilato in guerra da un soldato che è poco più di un bambino. Morti altrui, ma come se fossero le mie”. 

 

Ed è bravo Tosi con la sua scrittura fresca, con le espressioni di pancia (romagnole) che la rendono vera, genuina e ci fanno sentire nitidamente la purezza, il dolore e la rabbia di Natale, la sua fatica nello stare al mondo, almeno in quello spicchio di mondo dove è nato e dove il diavolo, almeno un cicinin, è presente in tutti in percentuale variabile.

 

“Il male sceglie con chi si vuole divertire e quando, senza chieder permesso.”

 

Bravo, bravo.

Devo recuperare subito il suo libro precedente.



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“Oppure il diavolo” di Luca Tosi, TerraRossa edizioni. Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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