Un libro tra le mani

“Le cattive” di Camila Sosa Villada, recensione: Un libro tra le mani

LE CATTIVE  di Camila Sosa Villada ci parla del mondo delle trans, un mondo a sé, fatto principalmente di sofferenza, discriminazione, clandestinità, insulti, notti infinite e violenza.

…e tu splendi

Un mondo di eccessi, sotto tutti i punti vista, ma tutta quell’esagerazione… nei corpi, nei vestiti, nel trucco, nei tacchi, nell’uso di droghe, alcol e sesso, altro non è che un modo per esorcizzare la morte e il disprezzo degli altri, di coloro che le vorrebbero abbandonate in un fosso, oppure legate e appese in piazza.
E quindi loro brillano, amano, si alleano e si proteggono l’un l’altra.
E in questa storia, in questa bellissima e struggente storia, nel fosso, loro ci trovano un bambino.

Le cattive

Siamo in Argentina.
Camila è Cristian, ma non si è mai sentita tale.
Camila ci racconta di come quel bambino effemminato, solo, povero (e odiato dal padre) si è trasformato in una donna transessuale, ovvero in una donna infeconda, acida, secca, sola, impura, strega, un corpo di terra infertile, e ci parla della nuova famiglia che ha trovato prostituendosi a Parco Sarmiento, quelle sorelle che, come lei, rifiutate dalle loro famiglie di origine, hanno dovuto combattere ogni giorno per difendere la propria identità, il loro esistere.
E molte di loro hanno pagato questa lotta con la vita.

 

 

“Siamo creature notturne, perché negarlo. Non usciamo durante il giorno. I raggi del sole ci debilitano, rivelano le indiscrezioni della nostra pelle, l’ombra della barba, i tratti indomabili degli uomini che non siamo.”

Camila cammina di notte sugli stessi marciapiedi che di giorno calpesta protetta dai vestiti da maschio, quel maschio che lei non vuole essere.

“In fondo, credo di essere diventata la donna che sono ora per pura necessità. Quell’infanzia violenta, con un padre che alla minima scusa ti scagliava addosso tutto quel che trovava, si toglieva la cintura e castigava, si infuriava e picchiava ogni cosa avesse intorno: moglie, figlio, oggetti, cane. Quell’animale feroce, il mio fantasma, il mio incubo: era tutto troppo orribile per voler essere un uomo.
Io non potevo essere un uomo in questo mondo.”

Camila non ha niente, solo la sua giovinezza e quel corpo che è costretta a vendere per poter vivere come una donna.
Quel corpo tanto pubblicamente disdegnato e tanto segretamente desiderato.
Ma l’amore no, quello non è contemplato nelle opzioni.

Le cattive

Violenza e Splendore

Leggere questo libro è vivere un’esperienza disperata e disturbante, ma anche entrare in una dimensione colorata, luccicante, dove al nero dei lividi sul corpo si contrappone il rosa della pensione della zia Encarna, “madre” di tutte loro, e al buio della notte che le nasconde si contrappone la luce della “sorellanza” e del prendersi cura.

 

 

Questo libro ci fa guardare da vicino una realtà sotterranea, che vive ai margini della società, e lo fa utilizzando una scrittura che ha in sé la violenza e la durezza di un abuso, ma anche la morbidezza e la sospensione tipica del realismo magico.
E i momenti di maggiore pathos, poesia e commozione sono proprio quelli in cui la Villada ci porta in un mondo in cui è possibile trasformarsi in un uccello, dove da un seno di solo silicone sgorga una goccia di latte, dove l’amore non conosce genere, né appartenenza sessuale, ma riconosce se stesso…attraverso lo Splendore degli Occhi.

“Il paradiso delle trans deve essere bello come gli sconvolgenti paesaggi del ricordo, un luogo dove passare l’eternità senza annoiarsi mai. Le lupe trans che muoiono d’inverno vengono accolte in pompa magna e con particolare allegria, e in quel mondo parallelo ricevono tutta la bontà che questo mondo non gli ha concesso.
E nell’attesa, quelle che restano ricamano paillettes sui sudari di tela.”

“Le cattive” di Camila Sosa Villada, SUR edizioni. Un libro tra le mani.

 

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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