Un libro tra le mani

“Il nostro bisogno di consolazione” di Stig Dagerman, recensione: Un libro tra le mani

“Il nostro bisogno di consolazione” si legge in mezz’ora (anche meno), ma poi non puoi esimerti dal ricominciare daccapo, senti il bisogno di tornare sopra ogni frase, di soffermarti a pensare.
Pochissime pagine, scritte nel 1952, una sorta di testamento spirituale dell’autore svedese prima del suo suicidio avvenuto nel 1954, a soli 31 anni.
Un monologo impregnato del suo male di vivere.
L’autore era un uomo infelice, schiacciato dal peso del suo talento (soprattutto dalle aspettative da esso scaturite), e dalla presa di coscienza di non poter mai raggiungere quella libertà e quella felicità tanto anelate.

“Qualsiasi consolazione che non tenga conto della mia libertà è ingannevole, non è che l’immagine riflessa della mia disperazione.”

Libero e inviolabile

Un uomo che non accettava l’idea di una società che vuole misurare il suo valore sulla base delle sue prestazioni, che non accettava la concezione del tempo in quanto tale, ovvero una continua sfida all’eternità.
Lui chiedeva di “essere” a prescindere.
Libero e inviolabile.
Ed invece si sentiva così schiavo del proprio talento e del proprio nome da non volerne più fare uso.
Un uomo troppo intransigente, soprattutto con se stesso.

“Vedo la mia vita minacciata da due forze: da un lato dalle bocche avide dell’eccesso, dall’altro dall’amarezza avara che si nutre di se stessa.
Ma io mi rifiuto di scegliere tra l’orgia e l’ascesi, anche se il prezzo dev’essere un tormento continuo.” 

Il nostro bisogno di consolazione
Il nostro bisogno di consolazione

Il pensiero della morte lo accerchia, è ovunque…“è nel fuoco, in tutti gli oggetti taglienti, nel peso del tetto e nella massa delle pareti, è nell’acqua, nella neve, nel calore e nel mio sangue.” 
Un testo molto denso, pieno di malinconica angoscia, di disperazione esistenziale, ma per certi aspetti anche luminoso, irradiato da quella bellezza che va oltre tutto, che lui riusciva a spremere anche dalla sua amarezza, dal disgusto e dalle sue debolezze. 

“Tutto quel che mi accade di importante, tutto quel che conferisce alla mia vita il suo contenuto meraviglioso – l’incontro con una persona amata, una carezza sulla pelle, un aiuto nel bisogno, il chiaro di luna, una gita in barca sul mare, la gioia che dà un bambino, il brivido della bellezza – tutto questo si svolge totalmente al di fuori del tempo.
Che io incontri la bellezza per un secondo o per cent’anni è del tutto indifferente. “

Silenzio vivente

Nessuna consolazione per lui, anima fragile che non è riuscita a reggere il peso dell’esistenza, che non ha potuto opporre resistenza alla forza del mondo, se non con il suo inviolabile silenzio…“perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente”.
Eccola, la sua unica consolazione!
Alla fine lui è riuscito a superare i confini, del tempo e della morte, a sopravvivere a tutto, anche a se stesso, con le sue parole scritte, grazie proprio a quel talento che in vita non gli ha mai dato pace.

L’ultima pagina è, a mio avviso, di straziante bellezza:

“Lascio sogni immutabili e relazioni instabili.
Lascio una promettente carriera che mi ha procurato disprezzo per me stesso e unanime approvazione.
Lascio una cattiva reputazione e la promessa di una ancora peggiore.
Lascio qualche centinaia di migliaia di parole, alcune scritte con piacere, la maggior parte per noia o per soldi.
Lascio una situazione economica miserabile, un’attitudine vacillante
 rispetto ai grandi interrogativi del nostro tempo, un dubbio usato ma di buona qualità e la speranza di una liberazione.

Porterò  con me nel viaggio un’inutile conoscenza del globo terrestre, una lettura superficiale dei filosofi, e, terza cosa, un desiderio di annientamento e una speranza di liberazione.
Porterò inoltre un mazzo di carte, una macchina da scrivere e un amore infelice per la gioventù europea.
Porterò infine con me la visione di una lapide, relitto abbandonato nel deserto o nel fondo del mare, con questa epigrafe:

“QUI RIPOSA
UNO SCRITTORE SVEDESE
CADUTO PER NIENTE
SUA COLPA FU L’INNOCENZA
DIMENTICATELO SPESSO”

“Il nostro bisogno di consolazione” di Stig Dagerman, Iperborea. Un libro tra le mani.

Antonella Russi

Nata a Taranto, classe '76. Lettrice per passione, da sempre.

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