Un libro alla finestra

“Mapocho” di Nona Fernández: recensione libro

Ci sono dei libri che folgorano, che illuminano giornate e risplendono nella mente. Sono quei libri che sai che rimarranno impressi per certe visioni ed immagini che hanno evocato, per certe sensazioni che hanno smosso e per le emozioni vissute durante la lettura. Non rimarrà tutto nella memoria, il tempo ne sbiadirà il ricordo, ma resteranno quei bagliori. Mapocho è stata la mia folgorazione.

Il fiume: protagonista silenzioso

 

Mapocho è il fiume sulle cui rive è stata costruita la città di Santiago del Cile ed è il protagonista silenzioso di questo romanzo .Il fiume scorre nella Storia del Cile e continua senza fine a trascinare i suoi protagonisti nelle sue acque torbide. La Bionda e l’Indio, sorella e fratello, scappati dalla dittatura di Pinochet insieme alla madre e che lei separa per evitare l’incesto. Fausto che falsifica la Storia. Il Quartiere dove hanno vissuto e che come una giostra non lascia andare via nessuno; tutti ancora e sempre li, aggrappati ad una vita che non c’è più, ai ricordi che continuano a girare e a girare nella testa.  La Vergine che guarda solo chi abita dall’altra parte del fiume e agli altri non rimane che pregare davanti al suo sedere.  

 

Passato e menzogne

Le loro storie si intrecciano a quelle del passato: i conquistatori, la colonia, l’indipendenza, la dittatura. Ma la Storia è andata davvero così?          Quante menzogne ci hanno raccontato, quanto la paura ha distorto il ricordo? Quanto il silenzio di chi ha visto con i propri occhi ha ucciso? E se lui ha detto, lei ha detto, tizio ha detto allora ci convinciamo che sia la verità, di bocca in bocca, per sentito dire.                                          Costruiamo vite sulle menzogne. 

“Le menzogne si costruiscono con le parole. Escono da una bocca indecente ed essendo fatte di lettere prendono vita nel momento in cui vengono pronunciate. Le menzogne hanno ali e volano come un avvoltoio, girano sulla carogna e si nutrono di quelli che non hanno un anima, di quelli che non sanno, che non vedono o non vogliono vedere. Le menzogne ingannano. Si fissano per iscritto, seducono dalle insegne al neon, nelle vetrine colorate, nelle biblioteche, nelle alte torri dai vetri oscurati. È così facile viverci dentro e lasciarsi avvolgere dai loro incantesimi. Le menzogne respirano, puzzano, gridano, vivono come un topo del Mapocho, nutrendosi di merda, contaminando, propagando la malattia, mandando tutto in rovina, creando altre menzogne, aggiungendo falsità a falsità, ingarbugliando, confondendo, complicando.”.

La Storia del Cile

I fantasmi tornano sempre a bussare alla porta. Perché la memoria è importante, è un’arma di libertà contro chi vuole cancellare la realtà di ciò che è accaduto. In questo libro c’è la storia del Cile, ci sono morti che sono vivi e vivi che sono morti, c’è il sangue, la paura, il dolore della memoria, il legame con il passato.

E c’è il Mapocho che nelle sue acque putride conserva tutto: rifiuti, escrementi, cadaveri, sporcizia e la vita di una città e di un popolo.

Nona Fernández usa un linguaggio duro, rabbioso, spietato ma anche carico di sentimento e passione, ricco di metafore, onirico. Ipnotico. È una delle nuove voci della letteratura cilena e non si dimentica. 

È una folgorazione di duecentodieci pagine. 

 

“Mapocho” di Nona Fernández, gran vìa edizioni . Un libro alla finestra.

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