“Tommy The Bruce” di James Yorkston: un romanzo che troverà spazio nel vostro cuore

Ci sono romanzi che non fanno rumore quando arrivano, ma continuano a vibrare a lungo dopo che li hai chiusi. Tommy The Bruce di James Yorkston (musicista scozzese alla sua prima prova narrativa, tradotto in Italia da Jimenez) è uno di questi: un libro che si deposita lentamente, come il whisky che il protagonista beve per anestetizzare ciò che non riesce a dire.
Tommy Bruce gestisce un hotel in rovina nel Perthshire: sovrappeso, solo, alcolizzato, con un cliente fisso nel bar e i topi nel resto. Non è un perdente per scelta, è un uomo che ha smesso di scegliere. La morte dei genitori ha lasciato ferite che non cicatrizzano, e lui le sommerge di routine e di silenzio. Poi arriva Fiona McLean, e per la prima volta da anni qualcosa nel suo mondo si muove.
Fiona è calorosa, capace, concreta: rimette in sesto l’hotel, aiuta al bancone, prende in mano quello che Tommy ha lasciato andare. Quando annuncia di essere incinta, lui sceglie di crederci: sa che i conti non tornano, ma ha bisogno che tornino. Nasce il piccolo George, e Tommy si getta nel ruolo di padre con una dedizione che sembra quasi il tentativo di riparare qualcosa di più antico. Per la prima volta ha qualcosa per cui vivere. Ma, come ogni lettore di crime sa, quando qualcosa sembra troppo bella per essere vera, di solito non lo è.
Quello che inizia come un romanzo sentimentale a bassa temperatura si trasforma in un noir claustrofobico, con echi dei fratelli Coen riletti in chiave Highlands: grottesco, crudo, sporco, e in qualche modo capace di scaldarti.
La forza del libro è la voce di Tommy. Scritto interamente in prima persona, il romanzo dipende dalla credibilità interiore del personaggio, e Yorkston la costruisce con mestiere: Tommy è imperfetto, ingenuo, a tratti patetico, ma non è mai una caricatura. La sua paranoia è giustificata. I suoi gesti di resistenza sono piccoli e spesso vani. È umano nel senso più pieno, e questo lo rende empatico anche quando sbaglia.
I dialoghi sono il punto più alto del libro: in corsivo, senza virgolette né indicatori di parlato, con il botta e risposta della voce scozzese che Yorkston conosce dall’interno. Sono il tessuto connettivo di un mondo preciso, dove l’umorismo nero convive con la minaccia reale, e le scene più buffe sono spesso le più pericolose.
La struttura è volutamente frammentata: capitoli brevi, episodici, come istantanee di una vita che si sgretola, alternati a sequenze più distese quando la trama stringe. A volte il meno è più, diceva qualcuno. Yorkston sembra saperlo. Tommy The Bruce non è un romanzo che grida per farsi notare. Ma troverà spazio nel vostro cuore, silenzioso e ostinato, come il suo protagonista sulle colline del Perthshire.
Tommy The Bruce di James Yorkston, edizioni Jimenez.
A cura di Antonio Lanzetta




