È l’acqua l’elemento che avvolge la narrazione di questa nuova indagine condotta dall’ispettore capo Rosario Granata, mandato dai superiori, quasi per punizione, a Lampedusa. Un’isola che gli si mostra ostile ed estranea, come i suoi abitanti, offesi dai suoi modi scorbutici, e felici di ricambiarne l’atteggiamento. Ma i rancori personali vengono presto spazzati via dalla violenza degli accadimenti: l’assassinio del clown Jean De Bar, artista del circo Togni arrivato da poco sull’isola, e il ritrovamento del cadavere di una ragazza.
Di grande interesse il contesto storico della narrazione: siamo nel 1949, proprio quando il potere tentacolare della mafia si estende sulla Sicilia, mentre le forze dell’ordine reprimono nel sangue le rivolte contadine. Ed è proprio lo sfondo sociale uno degli elementi di maggior pregio del romanzo, perché non solo si fonde con il racconto dell’indagine e con le storie dei protagonisti, ma le illumina dall’interno, facendosi chiave di lettura e imprescindibile partitura di significati. Ed è così che comprendiamo l’ambivalenza della piccola Benedetta che, assunta come domestica presso una ricca dimora, diventa carnefice e poi vittima di un destino segnato dalle sopraffazioni e dalle ingiustizie.
L’Italia del dopoguerra di fronte a nuove sfide

La medesima ambivalenza dall’acqua che, pur essendo simbolo di vita, riporta alla luce i corpi delle vittime oggetto dell’indagine, manifestandosi come elemento che da un lato svela e dall’altro nasconde. Ma l’acqua è anche rappresentazione di fluidità e movimento, lo stesso che caratterizza il periodo storico che vede l’Italia uscire dal dramma della seconda guerra mondiale per fronteggiare nuovi problemi e nuove sfide.
Grazie a un equilibrato intreccio narrativo, che ci conduce dalla Sicilia alla Tunisia, il romanzo sfugge alla classificazione di giallo storico per aprirsi alla dimensione dell’affresco corale e restituisce al lettore una vivida istantanea del dopoguerra, con la sua rigida ripartizione di classe, la giustizia spesso al soldo dei potenti e la fierezza indomita delle figure popolari.
Una scrittura fluida e cristallina

Personalmente apprezzo molto l’apertura delle trame poliziesche verso narrazioni più complesse, nelle quali il contesto storico non si limita a fare da cornice, ma plasma attivamente i caratteri e i destini dei personaggi. E Nicaredda, grazie a una scrittura scorrevole, talvolta intinta in afflati poetici, ci conduce in una storia dove nulla è come sembra, come gli abissi celati dalle profondità dell’acqua.
IL VINO
L’abbinamento enologico è con un Alicante, DOC siciliana dal bouquet delicato e fruttato, ma dal gusto secco e deciso, che ricorda l’ambivalenza della piccola Benedetta.
Nicaredda, Marcella Formenti, Morellini editore, a cura di Sopra le righe.

Il giardino dei fiori infelici, Nicola Lucchi. Quando il male genera altro male
“Pabitele” di Bohumil Hrabal: le iperboliche narrazioni dei cantastorie popolari
Quando la nonna ballava sotto la pioggia, Trude Teige: il dolore di chi ha sofferto dalla parte sbagliata della Storia
Sembrava dovessero incendiare il mondo, Elisa Andriano: potente storia di disillusione e crescita
“La radice del male” di Adam Rapp: la violenza dietro alle tendine a fiori delle famiglie americane