Malditesto

“Despero”: il primo Morozzi non si scorda mai

Correva un periodo imprecisato tra il 2008 e il 2010 e dopo una caterva di recensioni di videogiochi, di racconti inutili e di brutte poesie che non ho mai fatto leggere a nessuno (poche per fortuna), mi avvio verso l’impresa del secolo: scrivere un romanzo. Senza metodo né la certezza di portarlo al termine, ovviamente. Al momento me ne fregava davvero poco, perché quello di cui avevo bisogno era liberarmi delle parole che avevo dentro. In qualche modo, alla fine, ci ero riuscito.

In quei mesi mio cugino piomba in casa e dice: “Leggi questo”. Era L’era del Porco, di Gianluca Morozzi. Lo leggo. FULMINATO. Questo è stato in verità il mio primo Morozzi (plot twist), e infatti è anche quello che mi sono sempre ricordato. Despero, letto diversi mesi dopo è restato nella mia memoria come un vago argomento di lettura e discussione. Curioso scoprire dalla prefazione del Moroz in questa nuova edizione, che scrivere subito l’inizio e la fine del romanzo è stato il metodo che ha funzionato anche per il suo esordio.

Partiamo col dire che per me la rilettura è stata praticamente una lettura. Ricordavo Kabra solo perché l’avevo incrociato qualche anno fa in un altro romanzo. Questo mi ha permesso di aprirmi al testo come se fosse la prima volta. Beh, signori, sarà che le cose vanno lette con lo spirito giusto, sarà che i paragoni sono sempre svilenti, ma mi sono appassionato alla lettura dalla prima all’ultima pagina.

Despèro

Despero - Copertina
Despero – Copertina

Kabra e Zanna sono il cuore dei Despero, un gruppo indie rock in attesa di successo, che nel frattempo spera di strappare almeno una cena alla piazza.
Sarah è la fissa di Kabra, la quale però è in fissa con Zanna. Zanna è quello bello e bravo, e per questo, anche se è il nostro migliore amico e gli vogliamo un gran bene, sotto sotto ci sta anche un po’ sui coglioni. Specie quando si limona Sarah. Che per giunta decide di entrare nella band.

Gli Zeronero sono gli acerrimi nemici, una band rivale non tanto nelle classifiche, ma sui palchi che talvolta diventano arene di wrestling. Musica, amori non corrisposti, amori mal riposti, rivalità, ricerca di affermazione, e delusioni come motore creativo. Questi (oltre alla sua brillante voce) sono gli ingredienti con cui Morozzi cucina il suo romanzo di esordio. E siccome mi è venuto il dubbio che se stavolta me lo sono goduto di gusto è perché il testo era stato ripulito, mi sono dovuto ricredere. È pressoché identico, una similitudine in più, un aggettivo in meno, ma non solo la storia e i brani sono indistinguibili, ma lo stesso si può dire per le frasi. Le rivisitazioni sono davvero minime. Quello che balza subito agli occhi, però, è la qualità dell’impaginazione. La nuova migliora notevolmente la lettura, specie perché distingue la narrazione dalle varie “Lettere non spedite” del Kabra.

L’ironia del buon Kabra è seconda solo a quella del buon Lajos (prima o poi ve lo recensisco sto benedetto L’era del Porco, aspettiamo la nuova edizione!), la passione per la musica invece non è seconda a nessuno. Gianluca Morozzi oltre che autore è anche musicista, la musica la conosce bene, e la sua adorazione percorre tutto il romanzo. Musica come linguaggio universale, amore come linguaggio universale, trentenni che cercano di superare l’adolescenza come linguaggio universale. Una vita spesa a emanciparsi da delusioni professionali e cotte irrazionali.

Ci dica Morozzi, cosa sente un esordiente a sfondare con il primo romanzo?

Il romanzo copre l’arco di quasi quindici anni, perché fa un salto indietro ai tempi della maturità, dove l’autore ci racconta come è nato tutto e come siamo arrivati al punto in cui siamo. Come si è creato il gruppo, quali sono le dinamiche interne ed esterne, e quali le aspirazioni che li hanno mandati avanti. Poi si ritorna al tempo presente e si va oltre.
Morozzi, nella sua carriera, ha dato prova di saper plasmare qualsiasi personaggio. Può dare vita ad assassini, ad aguzzini, a donne fatali, a ragazze adorabili, nonché a perfetti sfigati, che poi sono le persone normali. Chi non si riconosce nei sadici o nelle donne per cui perdere la testa troverà subito un collegamento con il buon Kabra: una persona appassionata, caparbia, talvolta imbranata, ma di buoni sentimenti, che ha chiaro fin da subito per quale fiamma bruciare. Il perfetto eroe con l’arma spuntata.

Se in una delle ultime recensioni ho parlato di personaggi che entravano ed uscivano senza alterare né loro né la storia, qui vale l’esatto contrario. Ogni cosa matura, ogni situazione procede, e tra canzoni detestate che diventano popolari e il gruppo che lotta per la sopravvivenza, non tutto si risolve. Alla fine la letteratura serve anche a questo: ad accettare che si può andare avanti anche se non si vince sempre. Meglio farlo spendendo qualche giorno di lettura, che con anni di vita.

Le prime parole che le sento pronunciare sono: «Piacere, Sarah, con l’acca».
«Piacere, Cristian, senza acca».
Sarah guarda la mia cintura. «Solo il Dio muore giovane? Che vuol dire?».
«Non è God, è Good. È caduta una O. È una canzone degli Iron Maiden. Ti piacciono gli Iron Maiden?».
«Mi fanno cagare».
«Perfetto, entriamo?»

Se volete regalare un libro a vostro figlio o nipote, fate un tentativo; se non lo smuove nemmeno il rock e le storie turbolente temo che per lui sia già troppo tardi. Se vi sentite ancora giovani lettori, fate un tentativo, magari ci ritroverete il vostro amore adolescenziale irrisolto. Nonostante un giorno vi siate svegliati e abbiate creduto di essere guariti.

“Despero” di Gianluca Morozzi, Fernandel, 2026. Malditesto.

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