“Notturno elettronico” di Hugo Bertello: l’umanità nell’era degli algoritmi

C’è una definizione che utilizzo spesso quando mi trovo a parlare dei libri pubblicati dalla casa editrice Terrarossa: letteratura fresca. E mi riferisco a un tipo di scrittura che, evidentemente, Terrarossa predilige per le sue pubblicazioni: quella agile, dinamica, mai eccessivamente barocca, una prosa che scorre con naturalezza senza però rinunciare alla profondità, capace di intrattenere ma senza semplificare. Notturno elettronico di Hugo Bertello, al suo esordio letterario, rientra esattamente in questa definizione, perché è un romanzo attraversato da una tensione che definirei contemporanea, in linea con le tematiche sviluppate al suo interno e, ancor di più, con lo sguardo con cui vengono riprodotte nel testo.

I protagonisti sono cinque ragazzi, accomunati da un obiettivo ben preciso: incrinare l’ordine sociale imposto da una tecnologia che, anziché agevolare la vita degli esseri umani, ha di fatto preso il sopravvento orientando, suggerendo e determinandone ogni azione. Una sorta di sistema che, forse inconsapevolmente, forse no, governa le esistenze trasformando gli individui in pedine passive di un meccanismo subdolo ma tremendamente efficace, davanti al quale si diventa sempre più schiavi.

“Il contenuto delle nostre conversazioni si è adattato ai nuovi mezzi. Per esprimere le nostre idee abbiamo rinunciato a trarre a piene mani dalla cornucopia dell’espressione verbale. Facciamo incetta di email, tweet, sms, acronimi, faccine. Ci sforziamo di comprimere sempre di più i nostri significati, avvicinandoci inesorabilmente al sì o no, vero o falso, il bit che riassumerà l’incomunicabilità finale. Intanto, i mass media ci riversano addosso tutti i giorni un flusso di contenuti irrilevanti, sconvolgenti e inconciliabili. La nostra empatia si sgretola, sostituita da un’ansia strisciante: viviamo in un mondo troppo alieno per somigliarci; troppo ostile per darci riparo”.

E il paradosso, se vogliamo, su cui si regge il romanzo è interessante, perché per sovvertire il sistema i cinque protagonisti decidono di utilizzare gli stessi strumenti che lo animano e che lo hanno reso possibile: quella stessa tecnologia che ha progressivamente sgretolato le abitudini umane per agevolare una progressiva standardizzazione emotiva, linguistica e, soprattutto, di pensiero. Ed è esattamente qui che risiede il fulcro della narrazione: non è una semplice critica alla modernità, bensì una riflessione sull’assottigliarsi dello spessore dell’esperienza umana e, di conseguenza, dell’empatia che invece dovrebbe caratterizzare pensiero, lingua, comunicazione e atteggiamenti di chi, al contrario degli automi, è dotato di spirito critico.

Bertello, tuttavia, non propone soluzioni facili, né demonizza ciò che la modernità ha portato con sé, ma si limita ad aprire delle piccole crepe in cui, lentamente, si insinua la possibilità di tornare a essere più umani: per tornare, dunque, a sentire, a scegliere, a comunicare e a vivere senza che sia sempre qualcun altro, o qualcos’altro, a farlo al posto nostro.

“Notturno elettronico” di Hugo Bertello, edizioni Terrarossa.

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