I romanzi ambientati a Napoli hanno su di me sempre lo stesso effetto: mi ricordano quanto quella città per me significhi bellezza. Una bellezza forse a volte un po’ nascosta, che tuttavia risulta ben visibile a chi ha tempo e pazienza di scovarla nelle sue vie, nelle sue piazze, nei suoi rioni, nell’ordinato caos della sua vita quotidiana.
Antonio Benforte ambienta il suo ultimo romanzo La banda del Super Santos esattamente lì, nel cuore di Napoli, nel rione Sanità, un quartiere popolare che spesso viene raccontato in base a stereotipi ben precisi, non sempre positivi diciamo, ma che in questo libro diventa invece lo sfondo caldo e colorato all’interno del quale si costruisce il sogno di quattro adolescenti, che decidono di formare una band musicale.
Ed è così che prende forma questa favola urbana, fatta di sogni collettivi, amicizia e desiderio di riscatto di quattro ragazzi che ambiscono ad affermarsi mediante la musica superando le difficoltà economiche e sociali che vivono e respirano quotidianamente nelle loro rispettive famiglie: la musica diventa, così, una sorta di sorriso che i giovani sfoggiano davanti a un mondo esterno che appare complicato e ostile, ma che comunque poi si rivelerà decisivo.
La band del Super Santos è un libro che fa della semplicità la sua arma migliore, sia dal punto di vista della struttura della narrazione che del linguaggio: come detto, una favola urbana per chi crede che anche in quei contesti dove apparentemente manca luce sia possibile coltivare arte, sogni e creatività.
“La band del Super Santos” di Antonio Benforte, edizioni Prospettive.


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