“Io, non io, neanche lui” di Andrea Pinketts è uno di quei libri che vanno attraversati, cavalcati, quando necessario anche domati, perché è un libro che, almeno superficialmente, appare delirante, volutamente spiazzante. È stato definito un romanzo di racconti, in quanto è composto da frammenti di colloqui terapeutici tra un paziente e la sua terapista transazionale. Lui, il paziente, esordisce praticamente così:
“Anni fa volevo essere me stesso – tutto sommato mi piaccio abbastanza – senza provare malessere. Mi rivolsi a un’analista transazionale”. (p. 11)
Ed ecco che ci ritroviamo davanti a una serie di brevi narrrazioni indipendenti l’una dall’altra, ma che condividono la stessa atmosfera: una zona di confine sfumata e confusa che non lascia percepire quale sia il limite tra il reale e il surreale, in cui le identità dei personaggi sembrano sfaldarsi e moltiplicarsi allo stesso tempo. Ogni appiglio, dunque, diventa progressivamente instabile, perché Pinketts ricorre a elementi fantastici, onirici e psichedelici che, se da una parte, destabilizzano, dall’altra possiedono anche una loro estrema concretezza: ogni storia, ogni personaggio, ogni episodio rimanda a concreti aspetti di una società che l’autore critica con un’ironia feroce e affilatissima.
Si balla, pertanto, tra il probabile e l’improbabile, con le storie dell’accalappianani e dell’amore impossibile tra una segretaria e un senatore che diventa sempre più piccolo di statura col passare dei giorni, con le peripezie di serial killer che si sovrappongono ad altri serial killer, fino all’incredibile e spassosa avventura di un Premio Nobel, talmente venerato da finire per morire di fame schiacciato da un eccesso di riverenze. Sembrano storie assurde, ma non sono affatto gratuite, perché mostrano, invece, come molto spesso di assurdo ci sia un solo aspetto: la vita reale.
Mi sono divertito molto a leggere questo libro, perché è realmente un’esperienza di lettura fuori dagli schemi: Pinketts richiede il piccolo sforzo di rinunciare alla linearità e di tuffarsi nell’ignoto per navigarlo, capirlo e comprenderlo in modi alternativi, soprattutto lasciandosi guidare dall’allucinazione che, benché inizialmente possa disorientare, poi, invece conduce esattamente lì dove vuole l’autore: dentro quel mondo tremendamente reale, i cui meccanismi spesso risultano più assurdi di quello dei mondi immaginari.
“Io, non io, neanche lui” di Andrea Pinketts, edizioni Feltrinelli.


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