“Il sopravvissuto” di Antonio Scurati: quando la scuola non vede il male che incuba

Scuola, formazione, adolescenza, incomunicabilità, disagio, violenza. Si costruisce esattamente su questa escalation il romanzo di Antonio Scurati “Il sopravvissuto”, vincitore del Premio Campiello 2005 e ispirato liberamente alla strage della Columbine High School dove, nel 1999, rimasero uccisi tredici studenti e un insegnante. A compiere la strage, nel libro di Scurati, è Vitaliano Caccia, un ripetente che, candidato a una seconda bocciatura consecutiva, si presenta all’esame di maturità armato di una calibro 9 per uccidere tutti i professori della commissione eccetto Andrea Marescalchi, l’insegnante di storia e filosofia.

Sarà proprio lui, il professore sopravvissuto, a raccontare la tragedia e, soprattutto, a riflettere su un evento talmente traumatico da segnare in modo irreversibile la sua esistenza e quella della comunità di Casalegno: Marescalchi, pertanto, sprofonda in una lunga e solitaria meditazione sulle cause di una strage inaspettata, la cui indagine lo riporta a ricostruire le trame del male che hanno portato un giovane di vent’anni a compiere un atto così drammatico. Indagare, pertanto, diventa atto necessario non tanto per ricostruire i fatti, quanto per comprendere le motivazioni più recondite, quelle apparentemente poco visibili ma che forse, invece, erano state sempre piuttosto evidenti, incubate e alimentate all’interno di un contesto, quello scolastico ed educativo, incapace di intercettare e contenere le forme di disagio che lo attraversano, finendo talvolta per amplificarle e moltiplicarle anziché arginarle.

Il libro è senza dubbio molto denso, sia per quel che riguarda il tema trattato che per il linguaggio utilizzato da Scurati: lo stile, infatti, è ricercato, in alcuni casi anche piuttosto articolato, e non consente una lettura scorrevole e immediata, bensì richiede attenzione e disponibilità a seguire profonde digressioni filosofiche e morali che, se da un lato possono appesantire il testo, dall’altro costituiscono proprio l’elemento che ne rafforza la tensione e l’incisività narrativa.

“Il sopravvissuto” di Antonio Scurati, edizioni Bompiani.

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