Mi piacciono tantissimo quei libri che partono in sordina e poi, man mano che si procede nella lettura, riescono a generare una sorta di curiosità crescente, che monta di pari passo con lo sviluppo della storia fino quasi a obbligare chi legge a non lasciare neanche per un attimo il libro, se vuole venire a capo degli enigmi che si sviluppano al suo interno. Generalmente sono i gialli o i thriller ad avere questa capacità e, infatti, Central Park di Guillaume Musso credo possa essere collocato nella categoria dei thriller psicologici.
Ora, ammetto candidamente di non avere una grandissima esperienza con questo genere, ma la lettura di questo romanzo non solo è stata piacevole, bensì mi ha anche restituito un’esperienza letteraria davvero notevole. La storia, infatti, somiglia a una sorta di montagna russa delle emozioni, in cui si fa estrema fatica, per il continuo movimento, a mettere a fuoco dei punti di riferimento utili a inquadrare la narrazione: per questo motivo bisogna essere continuamente predisposti a evitare conclusioni frettolose, perché le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
Il libro si apre con due giovani, Alice e Gabriel, che si risvegliano alle otto del mattino di un freddo giorno invernale ammanettati a una panchina di Central Park, a New York. Non si conoscono e, soprattutto, nessuno dei due è di New York: la donna è una poliziotta francese, e sostiene di aver partecipato la sera prima a una festa a Parigi; l’uomo, invece, è un musicista, che afferma di aver trascorso la notte precedente a suonare in un pub di Dublino. Per me, che non amo particolarmente i generi che si discostano troppo dalla realtà, l’inizio non è stato dei migliori: ho subito avvertito quella sensazione di surreale che non apprezzo particolarmente. Tuttavia, incuriosito, ho proseguito la lettura e devo ammettere che mi sono ritrovato, quasi inconsapevolmente, seduto su uno scivolo narrativo che mi ha catapultato, in modo vertiginoso, fino alla fine del romanzo, attratto dal desiderio di scoprire la verità che si nascondeva dietro questa storia.
Malgrado il dubbioso inizio, dunque, il romanzo mi ha progressivamente conquistato, perché oltre a essere ben scritto, propone una serie di colpi di scena inaspettati, svolte impreviste e sorprese che lasciano stupiti e che coinvolgono totalmente chi legge, trascinandolo quasi di forza all’interno della storia. Ci sono stati alcuni passaggi che ho trovato forse un po’ banali, ma nel computo generale sono piuttosto irrilevanti, perché la struttura della narrazione non solo è solida, ma funziona molto bene, grazie alle sue irregolarità e, soprattutto, alla sua imprevedibilità.
Non sorprende che questo libro in Francia abbia venduto oltre due milioni di copie, perché è un romanzo che sa intrattenere e sorprendere, e che risulta al contempo scorrevole e ricco di tensione. Un thriller che, una volta iniziato, difficilmente permette di fermarsi prima dell’ultima pagina.
“Central Park” di Guillaume Musso, edizioni Bompiani.
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