“Le bambine di Roma” di Emanuela Fontana: il volto femminile dell’antica Roma
Un racconto epico tra potere, esili e amicizia

“Abbiamo stretto un patto. Noi saremo diverse dai nostri padri.”
Ci sono romanzi storici che raccontano il passato come un affresco solido e compatto, talvolta anche enigmatico, ma comunque indissolubile, saldo nella sua distanza. Sono come mosaici di indizi in cui cercare risposte a domande che il tempo, e la polvere delle macerie hanno sbiadito. Un passato che, in quanto tale, risulta incorniciato dentro confini stabili e robusti, quelli di un’epoca definitivamente trascorsa che, sotto lo sguardo di chi la osserva, si alimenta del fascino di ciò che è già stato. E poi ci sono libri come “Le bambine di Roma” che non si limitano a raccontare la storia ma la fanno respirare, rendendola viva, inquieta e sorprendentemente vicina: come affacciarsi a una finestra aperta su un’era lontana e sentirne ancora gli odori, gli olezzi e il vitale fermento.
Con il suo ultimo romanzo Emanuela Fontana ottiene proprio questo risultato valorizzando un femminile di purezza, forza e lealtà e scegliendo di filtrare la narrazione attraverso gli occhi di Giulia e Selene, due bambine cresciute all’ombra dei giganti della storia romana del I secolo a.C. La prima è la figlia di Ottaviano Augusto, l’uomo più ammirato di quel periodo, colui che il popolo considera al pari di un Dio, mentre la seconda è il frutto dell’amore proibito di Cleopatra e Marco Antonio. Quando questi ultimi vengono sconfitti nella famosa battaglia di Azio, Selene e il suo fratello gemello, dopo essere stati portati a Roma, esibiti come bottino di guerra e resi prigionieri, grazie alla clemenza di Ottaviano e alle attenzioni della piccola Giulia vengono invitati a risiedere nella domus, insieme alla numerosa famiglia dell’imperatore. È lì – tra lo studio, il tempo libero e le attività riservate all’educazione femminile – che le due bambine imparano a conoscersi.
“Mi prometti che noi non ci faremo mai la guerra come i nostri padri e come mio padre e tua madre?”

Due eredità ingombranti, due mondi opposti e rivali – quelli della vivace Giulia e dell’acuta Selene – che si scoprono uniti da una stessa fragilità costellata di silenzi imposti, scelte subite, abbandoni, tragiche perdite e allontanamenti. Immerse in uno sfarzoso sfondo di eleganza e prestigio, le due piccole sorellastre si legano in un’amicizia che diventa il cuore emotivo di questo racconto, e anche la prospettiva da cui si osserva la nascita dell’Impero Romano.
Tra gli aspetti più riusciti del romanzo vi è senza dubbio la capacità di riportare alla luce un universo femminile spesso trascurato dalla narrazione storica. In un mondo governato dagli uomini e dominato dagli ideali della guerra e dell’ambizione politica, emerge con forza tutta la raffinatezza, l’energia, la compassione e la resilienza di donne straordinarie, cresciute all’ombra di un potere maschile che le ha condizionate, oscurate e spezzate. È il caso di Scribonia, madre biologica di Giulia, relegata all’esilio subito dopo la nascita della figlia, o di Cleopatra, che continua a vivere nei gesti e nella memoria di Selene anche dopo la morte. E poi ci sono le stesse Giulia e Selene – giovani e vibranti protagoniste – autentiche meteore che animano e illuminano questa ricostruzione storica.
Figure dall’iconica grazia che qui brillano per la loro finezza di spirito, intelligenza, forza e tenacia e che, pur appartenendo all’antichità, si avvertono vicine e affini al lettore nel modo di pensare e di sentire. Una caratterizzazione emotiva di grande modernità che le rende più accessibili, immediate e coinvolgenti.
Lo stile di Emanuela Fontana è minuzioso e pare non lasciare nulla all’immaginazione; è ricco di immagini ed elementi sensoriali che rendono l’antica Roma un organismo vivo e pulsante: i palazzi del potere, le strade affollate, il Tevere, i profumi degli unguenti, i tessuti delle vesti, il peso degli sguardi politici. Tutto arriva diretto e nitido grazie a scene e ambienti talmente vividi e concreti che sembrano quasi cinematografici. La sensazione di “vedere” questa storia è fortissima e, sin dalle prime pagine, il lettore viene travolto dallo splendore di una città tanto sfavillante quanto crudele, dove il destino delle donne viene deciso dagli uomini, mentre esse continuano ostinatamente a cercare una voce propria.
“Le bambine di Roma” è una lettura che conquista chi ama la Storia con la S maiuscola, ma anche chi cerca un racconto epico capace di riscattare il femminile attraverso una storia di formazione mossa da tensioni, sentimenti, legami profondi, e ostacolata dalle scelte altrui, dal dolore e dagli interminabili esili.
Questo non è soltanto un romanzo storico ma è anche una riflessione sul potere politico, sull’identità femminile e sul prezzo della libertà.
Un libro in cui la storia prende corpo nella sensibilità e nella malinconia delle sue donne e si rivela nella ricchezza dei suoi dettagli.
Epico, intenso e femminile.
“Liberarsi significa non amare fino in fondo?”
“Le bambine di Roma” di Emanuela Fontana, edizioni Mondadori. Libri e Pensieri



