“Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” di Alice Basso: un tuffo nell’universo del cozy mistery

Ricordatevi Vani Sarca e Anita Bo: archiviate le sue due protagoniste storiche, Alice Basso ha dato vita sulla carta a un nuovo personaggio, affascinante e indimenticabile, che dovrebbe (se i precidenti ci insegnano qualcosa) accompagnarci per i canonici 5 romanzi.

Quel che è certo è che al momento con “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” veniamo catapultati nel mondo caotico di una protagonista nuova di zecca, e l’effetto è quello di un immediato colpo di fulmine.

“Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” di Alice Basso

Atena Ferraris ha una sua routine estremamente meticolosa, la sua giornata è scandita da una interminabile serie di sveglie che le ricordano cosa fare e come farlo e le permettono di sopravvivere al caos di cui altrimenti cadrebbe preda. La vita le piace se è lineare, senza sorprese (non le ama) e tendenzialmente dispone delle istruzioni per navigarla, stando lontana il più possibile da ciò che la mette in difficoltà, una su tutte le interazioni sociali. Eppure, divide la vita (e la nascita) con un fratello gemello, Febo, tanto caotico e avventuroso quanto lei è (o desidera essere) schematica ed equilibrata.

È proprio a causa sua, e ai suoi goffi tentativi di uscire dal blocco dello scrittore, che Atena si trova coinvolta in un’avventura a cui certamente non era preparata: Febo, che si è iscritto a una scuola di magia, le chiede aiuto quando si ritrova testimone di quello che crede essere un omicidio, e la ragazza si troverà costretta a confrontarsi con alcune delle sue paure più grandi, e a essere coinvolta in una serie di situazioni impreviste e imprevedibili assieme ad altri due compagni di corso di Febo, Jacopo e Gemma.

“Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” di Alice Basso

Siamo nell’universo del “cozy mistery”? Sì, non bisogna avere paura di ammetterlo. In Italia c’è tanto pubblico per questo genere letterario, quanto ce n’è all’estero, e con un po’ di sano nazionalismo, bisogna ammettere che il “cozy” aumenta ancora di più quando i personaggi e i loro misteri sono ambientati in casa nostra. Qui, ancora una volta torna Torino, la città d’elezione della Basso; una città che ha diverse facce, per diverse epoche, ma anche per diverse personalità. Ne “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” scopriamo anche la vena esoterica e magica della città, i suoi risvolti un po’ ottocenteschi.

Eppure, come già per la protagonista, anche per la parte gialla non possiamo non evidenziare una novità, un’evoluzione. Intendiamoci, il giallo, il mistery c’è anche stavolta ovviamente, ma forse è meno rilevante del solito: si configura sin da subito la presenza di un grande “caso orizzontale”, un fil rouge che attraversa tutta la serialità, che cattura sin da subito l’attenzione del lettore che non vede l’ora di scoprirne la soluzione (cosa è successo alla madre di Atena e Febo?). L’episodio giallo del volume, invece, è quasi un pretesto, una scusa per farci entrare nella vita di Atena, per farcela vedere subito in azione per mettere lei stessa di fronte a nuove esperienze e, di fatto, alla scoperta di una verità personale importantissima.

Atena Ferraris parla in prima persona: siamo nella sua testa piena di pensieri intrusivi, ci porta nel suo mondo, nelle sue idiosincrasie, nelle sue difficoltà, ma anche nelle sue passioni (l’enigmistica!), con grande onestà e autoironia: si percepisce come diversa, e come tale si presenta, anche se all’inizio non ha un’etichetta ufficiale per autorappresentarsi.
Il narratore in prima persona è coerente con questa immagine: verboso, a volte scomodo, ma è una scelta consapevole dell’autrice. Per quanto difficile a volte da seguire nei meandri della sua mente,  la prima persona rimane il modo migliore per rappresentare un personaggio neurodivergente senza caricature o macchiette.

Senza entrare troppo nel dettaglio, ci basti dire che il tema delle neurodivergenze è centrale e Alice Basso si è documentata con attenzione al riguardo, senza timore di essere smentita, come spiega nella postfazione. L’operazione che fa, e che è certamente molto rilevante, è quella di non “estetizzare” la neurodivergenza: non la rende affascinante, non la romanza. E questa è una scelta di onestà, decisamente molto apprezzabile.

L’autrice lo fa con il suo stile inconfondibile: “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris” è un romanzo leggero, che scorre veloce una pagina dopo l’altra, ma la sua storia stavolta ha almeno una chiave di lettura in più.

“Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, Alice Basso, Garzanti, 2025

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